Wednesday, June 27, 2007

back in the game

...e questa volta sono male accompagnato.

there's nothing like the old skool.

Wednesday, May 16, 2007

fine


A life! A life, Jimmy, you know what that is?

Is that shit that happens
while you're waiting for moments that never come.

Detective Lester Freamon


Run up on his ass, and blast, like a rebel
Turn up the treble 'cause I hit you with the bass
Remember my name and remember my face
Remember these words and remember the taste
Snoop Dogg, Y'all gone miss me


days of posting wild: the best of scum

Monday, April 16, 2007

bulletproof on the t-shirts/because they hate us (extended version)

io e dj enzo la nostra massima ambizione nella vita è giocare a hattrick. non paghi abbiamo anche deciso di dare vita alle nostre squadre di hattrick ricreando tutti i giocatori dentro proevolutionsoccer. un cazzo di lavorone, però quando ci giochi sai esattamente per cosa cazzo hai faticato a fare. poi ancor meno paghi abbiamo anche deciso di ricrearci noi stessi e inserirci dentro le nostre squadre di hattrick ricreate dentro proevolutionsoccer. una roba da farci attribuire la schizofrenia onoraria. dj enzo è una tristissima mezza punta a fine carriera, evidentemente sovrappeso, logorato da una vita di eccessi, si trascina mestamente per il campo con una lentezza imbarazzante e ogni tanto lascia partire qualche sporadico colpo di classe. io invece sono un difensore dal tackle chirurgico con evidenti ambizioni centrocampistiche, un elegante stopper longileneo dalla chioma fluente e dagli zigomi taglienti, robusto ma tecnico, potente ma preciso, severo ma giusto. allora adesso abbiamo preso il giro che prima di andarci a sentire i dj set al venerdì sera lui passa di qui, mangiamo una roba e mentre parte il primo giro di amari domandiamo cortesemente alla first lady il permesso di alzarci da tavola per andare a far sgambettare i nostri alter ego virtuali. combinazione l'altra sera dj enzo ha ricevuto una raffica di schiaffi sulla faccia che se la ricorda fin che campa ma non ho certo aperto un blog per vantarmi delle mie imprese quindi passo oltre. asciugato il san simone prima di andar via abbiamo dato ancora una sorsata di grappa petrarca, cosa che ha veramente rischiato di esserci letale perchè neanche il tempo di sbarcare ai murazzi a dj enzo gli hanno fatto il portafoglio. ferma tutto. va bene che questi due giovani maghrebini loro hanno il vantaggio che passano le giornate a ciucciarsi il the verde contro noialtri che abbiamo invece questa passione per i digestivi che potrebbe costarci qualcosa in termini di lucidità. però intanto a questi due fenomeni che si credevano di poter fottere con la wrong pitching alliance gli abbiamo insegnato che devono ancora mangiarne di merda prima di poter mettere le mani sul budget settimanale disposto da dj enzo per i beveraggi del venerdì sera. e così pensando intensamente ai long drinks che rischiavamo di non bere per colpa dello scippo abbiamo ritenuto di reagire con tutta la brutalità richiesta dalle contingenze e riprenderci il portafoglio con tutti i soldi dentro e tutti i documenti in ordine, nonostante che a dj enzo gli avrebbe fatto comodo perdere la patente in modo da poter sostituire quella foto imbarazzante di lui diciottenne con una capigliatura afro. e comunque il punteggio della serata è grappa petrarca 1- the verde con la menta 0. questa vicissitudine ha fruttato qualcosa in termini di autostima ma purtroppo l'adrenalina pompante ha finito col dilapidare il patrimonio di ebbrezza che avevamo faticosamente costruito fino a quel momento, riportandoci alla sobrietà di partenza con un danno economico e morale dal valore incalcolabile. mentre aspettavamo che arrivassero i dj abbiamo iniziato anche a fare del nightclubbing vero e proprio migrando occasionalmente nel locale di fianco, perchè dj enzo lui sostiene che per una dieta bilanciata è consigliabile abbeverarsi da banconi diversi. per fortuna siamo ritornati in tempo per sentire il finale di gaiser, questo ragazzotto del michigan a cui evidentemente il flirt con i suoni sintetici mitteleuropei ha lasciato in eredità un taglio di capelli talmente poco presentabile che avrebbe potuto essere eseguito solo dalla mano di un parrucchiere tedesco. ma una tale prepotente esibizione di cattivo gusto è stata pesantemente mitigata da un finale di set semplicemente epico, affidato a una delirante rivisitazione di 25 bitches di troy pierce che si è presto trasformata in un interminabile incubo di marzialità minimale. fatti percuotere il cervello per mezz'ora da quello stillicidio di rullanti sordi, cassa elastica e oscillatori puntati verso il basso come una pistola gambizzante che vedrai che alla fine sarai pronto a uccidere in nome delle basse frequenze. ormai appagato, durante l'esibizione di heartthrob mi sono limitato a barcollare felice in mezzo alla pista in attesa che arrivasse qualcuno a trascinarmi verso casa. invece è arrivato dj enzo a piazzarmi giù per la gola un micidiale panino con la salsiccia che mi è letteralmente esploso nello stomaco nel momento in cui è venuto a contatto con un'aspirina effervescente che ho ingenuamente ingoiato senza prima scioglierla nell'acqua.

l'intento era quello di prevenire in parte la risacca perchè il giorno dopo dovevo andare al matrimonio. invece purtroppo ho dovuto fare una fatica ignobile per riuscire a riinfilarmi dentro il vestito della laurea e trascinarmi dentro questa chiesa dove ho molto sofferto per colpa del prete che ci faceva sempre alzare in piedi e dopo sedere di nuovo ogni due minuti, e io francamente ero più dello stato d'animo di piazzare saldamente il culo su quella panchina di legno fino alla fine della messa, anche per colpa di un apparato digerente talmente malmesso che ero quasi tentato di mangiarmi l'ostia per assorbire un po' di succhi gastrici. alla quinta volta che ci hanno fatto alzare in piedi per niente io e la first lady abbiam fatto su baracca e burattini e siamo usciti a fumare delle sigarette sul sagrato, in attesa che veniva l'ora di andare al ristorante a ciucciarsi l'aperitivo.

come bonus track consiglio una visita a 24 hours party people, dove nella pagina delle foto del party m_nus di venerdì oltre a poter ammirare il vergognoso taglio di capelli di gaiser potrete anche fruire di una simpatica epifania visiva alla foto numero 38, che riportiamo anche qui sotto per gentile concessione di bob moz.


atroC.T.X.Z.B.tion

Friday, April 06, 2007

lullaby for the working class vol. 6: drink on duty and other professional felonies

l'inizio sono io che mi accompagnano dentro un convento, che sarebbe il posto dove mi han fatto dormire dentro per una settimana. prima bestemmia scaricata dopo tre minuti netti, quando sono inciampato uscendo dall'ascensore, perchè anche dentro la tana del lupo io non sono certo uno di quelli che si fanno intimorire. alla fine della fiaba invece ci sono io che me ne cammino via dal convento scosso dai fremiti della risacca che mi ha segato via le gambe. sento pure il cellulare che mi vibra addosso ma quando lo prendo in mano mi tocca constatare che la vibranza più che dal cellulare sembrerebbe essere provocata dalle pareti del mio stomaco che si stanno sgretolando rumorosamente in un doloroso processo autodigestivo provocato da un'overdose di amari alle erbe. gli amari son bastardi perchè quando hanno finito di digerirti la roba da mangiare incominciano ad attaccare gli organi interni e ti digeriscono pure quelli. la testa me la sento come se mi ci avessero cagato dentro e le ginocchia si stanno paurosamente piegando sotto il peso di questo borsone che mi penzola da una spalla. questo che mi zoppica di fianco è il fenomeno che mi hanno messo insieme in camera, un ragazzino di una ventina d'anni con la barba incolta che nonostante la tenerà età si sta già dimostrando una giovane promessa nell'antica arte dell'aggrappamento al bancone del bar. bisogna dire che la sua compulsione al sollevamento di piccoli contenitori di vetro e il suo bisogno ossessivo di visionare qualunque prodotto di natura audiovisiva mi ricordano in parte il me stesso pre-erasmus di una manciata di anni fa. il problema non sono tanto io che rivedo in lui me stesso da giovane, dovrebbe piuttosto essere lui a preoccuparsi del fatto di vedere in me un potenziale sé stesso da vecchio, una specie di memento mori ambulante inviatogli da dio in persona, un'epifania visiva che dovrebbe stampargli nel cervello la fotografia del miserabile fallito che potrebbe diventare tra qualche anno se non incomincia a raddrizzare il cammino. poi ci avevano messo a lavorare insieme anche una ragazza. il kaiser, che era il nostro capo (dio fa quando il nome ti prefigura il destino...), suppongo che l'avesse infiltrata per mettere un po' di buon senso e buon gusto all'interno del nostro microcosmo lavorativo. errore clamoroso, visto che sotto le spoglie di una composta laureata in lettere si nascondeva una trangugiatrice di aperitivi di rara veemenza, nonché la principale responsabile dell'annichilimento delle scorte di san simone del nostro bar di fiducia (l'immagine del titolare del bar che esce a comprare una bottiglia di san simone del bar di fianco mi resterà a lungo impressa nella memoria). per un sottooccupato come me, che per una volta che gli capita di lavorare una settimana gli piacerebbe magari far bella figura, affiancargli un personaggio che nel mezzo di una giornata lavorativa ti costringe a inghiottire dei negroni a stomaco vuoto è stata da parte del kaiser una palese scorrettezza, oltre che una trappola per testare i vacillanti confini della mia professionalità. tra l'altro non contenta di aver posto l'ennesima pietra tombale sulla mia carriera ella è stata anche la persona che mi ha gelato definendomi pubblicamente una persona irritante. essendo io abituato ad essere adorato alla stregua di un dio pagano da tutti gli individui ai quali concedo il privilegio di frequentarmi sono rimasto un attimo spiazzato e ci son voluti tre giri di amaro braulio prima che la mia autostima ritornasse al di sopra del livello di guardia. detta così c'è da chiedersi che bel lavoro che poteva combinare un team ben assortito come il nostro. invece per fortuna la direzione del festival si era premurata di nasconderci tutti e tre sotto l'ala protettiva di un astemio, un personaggio che io definirei il franco baresi dei responsabili di sala dei festival cinematografici: esperto, preciso, pulito negli interventi, tecnicamente e moralmente irreprensibile e padrone di una capacità di repulsione agli stravizi che sicuramente gli prolungherà la carriera di qualche decennio. con lui in cabina di regia a tirarmi i fili sono riuscito a trascorre una settimana in un posto affollato senza umiliarmi pubblicamente nemmeno una volta. mi sono lungamente e vanamente sforzato di trovare un precedente. a delle persone così dei reietti come me non dovrebbero fare altro che consegnare le chiavi della propria vita nella speranza di essere guidati verso un'esistenza dignitosa.

il lavoro ce lo siamo organizzato come dio comanda, abbiamo transennato il cinema peggio delle curva ospiti di uno stadio e vedere la gente che si metteva in fila come un branco di agnellini pronti per la macellazione è stata una gioia per gli occhi. camminare a bordo transenne col mio accredito penzolante e il cappotto lungo svolazzante pregustando il piacere di lasciare la gente fuori dalla sala è stato un assaggio di esercizio del potere del quale difficilmente potrò ancora fare a meno. e non potrò fare a meno neanche delle scariche di adrenalina che arrivano quando la gente sbarella perchè li hai lasciati fuori e incominciano a coprirti di improperi. purtroppo è successo una volta sola quando un ciccione ha attaccato a sbraitare che eravam dei cani e che dovevamo ritirarci a vita privata, come se il fatto di essere lì in mezzo non facesse parte della nostra squallidissima vita privata. quella volta lì combinazione si è trovato il kaiser in prima fila e io francamente ero convinto che l'avremmo perso. ero già lì col cucchiaino in mano pronto per raccogliere i resti del suo corpo dilaniato dalla furia di un duecentinaio di cinefili in astinenza quando poi invece siam riusciti a chiudere le porte e barricarci dentro il cinema fin quando i freddo e le intemperie non hanno disperso i branchi di facinorosi.

un altro aspetto che mi piace molto di questo lavoro è la possibilità di entrare a piacimento nella cabina del proiezionista per andare ogni dieci minuti a frantumare i coglioni a questi pacifici e solitari individui che hanno deciso di sacrificare la propria esistenza allo srotolamento di pesantissime bobine circolari. le ragioni della frantumazione potevano essere le più disparate, dalla messa a fuoco alla posizione del quadro, dal volume troppo alto a fantomatiche macchie di luce che inquinavano la nitidezza dello schermo. ho anche scritto alcuni simpaticissimi dialoghi che non ho poi avuto il coraggio di mettere in scena, robe del tipo io che entro dicendo “oh, guarda che l'immagine va fuori fuoco sui campi lunghi”, e quando lui mi chiedeva “lunghi come?” io gli rispondevo “lunghi come 'sto cazzo!!!!!”. da morir dal ridere veramente. un'esperienza dalla quale potete intuirmi maturato sia umanamente che professionalmente, come peraltro nella maggior parte delle mie trasferte lavorative che tendono ogni volta a trasformarsi da prestigiose occasioni di crescita in patetiche scuse per sbevazzare come un deficiente e fumare come un ergastolano.

tra l'altro leggo poi nei commenti al mio ultimo post una serie di improbabili incitazioni a continuare a scrivere. non posso però fare a meno di constatare come dopo 4 anni di onorata carriera il mio blog si sia ormai trasformato in una sequela di umilianti resoconti di eventi che potremmo riassumere nello schema: me in un qualche contesto geografico più o meno definito che consumo bevande alcoliche contornato da una serie di personaggi di dubbia moralità. secondo me sforzandovi un attimo riuscireste anche da soli a immaginarvi le prossime puntate della saga senza costringermi a passare i pomeriggi a lacerarmi i polpastrelli sulla tastiera, però valutate un attimo voi.


atroC.T.X.Z.B.tion

Monday, March 12, 2007

the beauty and the bass

cazzo son rimasto deluso. il paradiso dei bassi sarà che l’avevo un attimo mitizzato, perché poi una volta che ci son camminato dentro non era mica quest’apoteosi di godimento che mi ero prefigurato nella mia distorta mente di adoratore del subwoofer. quando ci han detto che avevano fulminati i tweeter della casse, tutti i tweeter di tutte le cazzo di casse, io gli faccio, cazzo me ne frega, tanto io son venuto qui per pompare i bassi. tanto io il mio scopo nella vita è farti sentire le frequenze in cifra singola, scrostare l’intonaco dai muri durante anti war dub di digital mystikz, sentire gorgogliare gli stomaci per la malsana vibranza di revolution 5 di roots manuva feat. chali 2na. io che quando sbarco in consolle teatralmente come un wrestler la prima roba che faccio è giustiziare le alte e le medie attraverso un’opera di crudele smanopolamento. una volta è salito persino danilo, il dj viticoltore, a redarguirmi perché diceva che stavo esagerando. cazzo danilo secondo me è lui che sta esagerando con le sue manifestazioni di divismo da attrice del cinema muto. ormai è diventato il nostro pete doherty, noi altri tre che andiamo sempre a lavorare seri, posati, professionali, lui invece ormai si presenta alle serate stremato dagli eccessi. l’altra sera che io non c’ero ha sciolto un’aspirina dentro un bicchiere di nardini bianca e dopo era talmente sbarellato che è dovuto intervenire dj enzo per aiutarlo a schiacciare il tasto open del lettore cd perchè lui non riusciva. e questa sera qua uguale, si è barricato dentro il camerino in evidente stato di alterazione urlando che lui è un professionista e senza il tweeter non lavorava. voleva mandare mio cugino a smontare il pianale della macchina per collegarlo al nostro mixer, solo che anche mio cugino sulla punto aveva montato solo il subwoofer perchè dice che intanto quando passi per la strada alle ragazzine gli interessa sentire solo quello, quindi inutile che sprechi dei soldi per della componentistica audio che non favorisce la lubrificazione vaginale. bisogna dire tra l'altro che prima di venire lì nel locale siamo andati a cena al ristorante e lui e dj enzo han passato tutto il tempo a parlare di figa ad alta voce sperando di far colpo sulle due ragazzine sedute di fianco, che infatti si sono alzate e sono andate via a metà degli antipasti. e la roba divertente è che poi dj enzo mi ha scaricato come al solito la responsabilità su di me perchè secondo lui da quando ha incominciato a frequentarmi non va mai in buca una volta che sia una. non so, magari poi è veramente colpa mia, però per quel poco che mi ricordo dei sottili meccanismi della seduzione secondo me le donne quando ti vedono che ti scoli un pintone da un litro e mezzo di rosso del canavese tendono a non identificarti come potenziale padre dei loro figli.

dopo quando andiamo nel locale bisogna dire che prima di noi c'era un gruppo che suonava la musica balcanica. in realtà erano delle bravissime persone, solo che purtroppo io ho questo problema con la musica balcanica che mi mette addosso una gran voglia di morire. io a sentire quei tromboni e quelle fisarmoniche che mi graffiano il cervello mi sento crescere dentro un preoccupante rancore nei confronti della persona di goran bregovic, il principale artefice della proliferazione di un costume musicale nato con il preciso intento di attentare alla mia sanità mentale. la gente intorno a me saltella felice. ogni saltello e ogni sorriso sono per me una rasoiata al basso ventre. vorrei cagare dentro quel trombone.

immaginarsi cosa avrà potuto invece pensare di me la gente che cinque minuti prima saltellava felice e che adesso invece si trova immobile e corrucciata a fissare uno stronzo con la maglietta dei megadeth che da dietro la consolle non può fare nient'altro che investirli con una sventagliata di bassi lugubri e distorti. adesso sarei disposto a riascoltarmi tutta la notte la colonna sonora di gatto nero gatto bianco pur di elemosinare una manciata di alte frequenze. le casse vomitano questa fanghiglia sonora indistinguibile che ottiene l'effetto di svuotare il locale peggio di un'epidemia di vaiolo. mi duole ammetterlo, ma mi sono dovuto rendere conto che una vita senza alte e senza medie non è degna di essere vissuta. danilo esce dal camerino per dirci che lui ce l'aveva detto. io mi ero preparato un dj set a tema con il quale sognavo di esportare fuori dalla mia cameretta il concetto di gangsta reggae, ma le mie storie di killer rastafariani silenziosi e le rime che raccontano di scatole craniche scoperchiate a colpi di glock sono destinate a rimanere chiuse dentro la mia valigetta. ci alterniamo alla consolle annichiliti dallo sconforto fino al momento in cui finalmente ci dicono di andare via perchè non c'è più nessuno ad ascoltarci. nessuno a parte quell'avvinazzato al bancone al quale avevo promesso che avrei messo su qualcosa di anna oxa.


atro.C.T.X.Z.B.tion

Thursday, February 22, 2007

in it for free drinking: rise to power

io e dj enzo ci hanno chiamati per scrivere sul giornalino. pronti. loro ti mandano le email con quello che te devi scrivere, te lo scrivi e dopo glielo recapiti per tempo e sono tutti contenti. loro si ritrovano col giornalino ripieno del succo delle nostre ambitissime penne, noialtri andiamo in giro il sabato sera senza pagare e in più ci hanno anche fatto un articolo sul giornalino in cui hanno messo questa foto di noi quattro con lo sguardo liquido con sotto una didascalia che dice non chiamateli perché vi saccheggiano il bar e metton su della musica di merda. dj enzo ha anche avuto da recriminare perché dentro l’articolo non hanno scritto niente dei suoi progetti. io gli faccio, ma scusa, a me mi sembra che te non c’hai nessun progetto se non quello di andare in giro la sera a bere come un cretino e dar fastidio alle ragazze. allora per consolarlo abbiam fatto sfrecciare i polpastrelli sul gamepad e così ho fatto anche in tempo a fargli il culo a strisce a proevolutionsoccer finchè lo storione in umido non finiva di cuocere. al pueblo siamo di nuovo in formazione d’emergenza perché quel bastardo assenteista di danilo doveva andare al carnevale di ivrea a tirare delle arance con l’anima in ghisa brevettate per l'occasione. tocca tra l’altro spingere sull’acceleratore perché all’una dobbiamo schizzare via, io personalmente che avevo sprecato tutto il pomeriggio diffondendo bassi per il quartiere cercando di spalancare nuovi orizzonti delle percezione sonora mi sono poi limitato la sera a cercare di condensare l’intera discografia di king tubby dentro un set di 45 minuti, senza peraltro dimenticare di strizzare l’occhio alle nuove mutazioni del dubbismo più esasperato e impregnando la stanza di riverberi umidissimi in un’orgia di dolorose basse frequenze, perché anche se è sabato sera e tu hai solo voglia di divertirti e sbevazzare allegramente a me mi preme sempre ricordarti che il mondo non è nient’altro che un catino rovente traboccante di angoscia, miseria, morte e disperazione. salutiamo il povero fabietto che stasera pare proprio che gli tocca fare le veci dei nostri culi inaffidabili dietro la consolle per il resto della serata. arriviamo nel locale dove quelli del giornalino ci hanno dato l’accredito per entrare gratis, però è con somma indignazione che scopriamo che ci tocca fare la fila insieme a tutti quegli altri sacchi di merda che invece devono sganciare per entrare. a un certo punto bisogna anche dargli atto a dj enzo che ha provato ad avvicinarsi al buttafuori per chiedergli se c’era una corsia preferenziale per due pezzi grossi del giornalismo sabaudo come noialtri, solo che quest’uomo con degli enormi bicipiti conserti sul petto si è limitato a rispondergli con uno sguardo talmente carico di indifferenza mista a disprezzo mista a un’atavica predisposizione per mettere le mani addosso alla gente che abbiamo ritenuto di abbassare le orecchie per tornare in fila con gli altri ragazzini. però intanto quando siamo poi entrati ci hanno stampato sul dorso della mano destra questo timbro bluastro apposito per i giornalisti di livello che abbiamo scoperto che ti dava diritto ad andare al bancone e sussurrare nell’orecchio del barista i tuoi desideri più inconfessabili e lui era tenuto a soddisfarli senza che te dovessi dargli del denaro in cambio. tutti gli altri stronzi che si facevano timbrare il tesserino e prima di uscire gli toccava passare a farsi fare il conto, e noialtri invece con la sola esibizione della mano ordinavamo alla bottiglia di rovesciarsi dentro il bicchiere. il giorno dopo gli ho fatto vedere il timbrino a mia mamma, essendo questo il più grande successo riscosso nella mia vita da adulto.

dj enzo considerava come si sarebbe sentito realizzato come persona potendo estendere per l'eternità il potere del timbro, in particolare coniugandolo a un altro timbro sul dorso della mano sinistra esibendo il quale tutte le donne sarebbero state tenute a concederglisi. comunque devo dire che ci siamo comportati da professionisti, evitando di abusare del privilegio ottenuto e limitandoci a sorseggiare solamente le bevande strettamente necessarie ad asciugare l'arsura di una notte di metà febbraio. ai piatti c'è questo celebre dj che sul giornalino dj enzo per non saper né leggere né scrivere aveva magnificato come un maestro di tecnica, una leggenda vivente, un profeta dell'arte del mixaggio, e che a una più attenta analisi si è rivelato essere piuttosto un povero cazzaro senza talento venuto a rubare il lavoro ai dj locali ridotti per colpa sua a passare i sabati notte al bancone invece che alla consolle. usciamo indignati, non prima di aver ordinato un altro paio di bottiglie di birra da infilarci nelle tasche interne dei cappotti per poi ritapparle dentro il frigo di casa.

atroC.T.X.Z.B.tion


Thursday, February 08, 2007

lullaby for the working class vol.5: cronache di un lungo viaggio alla ricerca del fondo

non so com'è che mi è venuto in mente comunque l'altro giorno sono andato a cercarmi un lavoro. mai più una roba del genere. che praticamente io avevo fatto la telefonata giusto per provare a fare qualche colloquio dimostrativo da dargli in pasto ai miei per fargli vedere che mi stavo almeno sbattendo, e questi qua mi convocano subito il giorno dopo e mi tocca saltare sul tram per davvero fino a un posto della periferia torinese che andrebbe raso al suolo e incriminato per istigazione al suicidio. sarà che il cielo è grigio, sarà che sono io che non c'ho voglia, ma a me mi sembra che qua ci sono solo dei gran cazzo di benzinai e concessionari e infatti mi sbatto in giro a cercare il numero e finisco in una stradina laterale in mezzo alle sterpaglie e le siringhe usate, che combinazione passa sul retro di un benzinaio e porta nel cortile di un concessionario. dal cortile del concessionario vai dentro un capannone merdoso talmente sporco che andrebbe sterilizzato con un incendio doloso e seguendo le emanazioni di un subwoofer finisco dentro uno stanzone con dentro solo una scrivania dell'ikea e delle casse che mandano della tribal house della peggior specie. dietro la scrivania praticamente c'è questa ventenne con addosso delle badilate di eyeliner e i pantaloni ficcati dentro gli stivali. augurandomi che la pratica di ficcarsi i pantaloni dentro gli stivali venga presto repressa nel sangue e punita con una decina d'anni di carcere senza condizionale la contemplo e penso di essere quasi sicuro di averla vista già vista, probabilmente mentre eseguiva un pompino dietro la porta del cesso di un noto locale da ballo torinese, ma non si può mai dire, visto e considerato il grado di spaventosa omologazione estetica che sembra affliggere la quasi totalità delle generazioni emergenti. vengo fatto accomodare dentro l'ufficio di un'altra persona con i fottuti pantaloni dentro i merdosissimi stivali e non posso fare a meno di domandarmi che cazzo di colloquio è un colloquio nel quale non vengo mai interpellato e sono invece costretto ad ascoltare una petulante filippica sul dinamismo e il lavoro di squadra, proprio io che ho fatto della staticità e della sociopatia i miei cavalli di battaglia. del lavoro che devo fare non ho capito un cazzo, ma considerando che mentre parlava non ascoltavo mi sembra il minimo. nell'annuncio c'era scritto organizzazione eventi che combinazione è proprio il mio ramo, quindi dico che va bene e vacca troia mi convocano il mattino dopo ore otto e fottute trenta per una giornata di ulteriore selezione con incluso di pupparsi l'affiancamento coi loro dipendenti. mentre esco mi viene intimato di vestirmi bene e decido di sorvolare sul fatto che il pulpito predicante è una 40enne vestita come una cubista in declino. volo via a testa bassa perché il massimo del mio concetto di benvestirsi l'avevo esibito per il colloquio e ripassando mentalmente il mio guardaroba mi tocca constatare che sono fottuto. evidentemente non abbastanza, visto che decido di peggiorare la situazione scegliendo di farmi accompagnare da mio padre in giro per gli squalliderrimi outlet che sorgono negli angoli più luridi di questa città e nel contesto di una giornata grigia con la prospettiva di una sveglia all'alba e un lavoro di merda all'orizzonte bisogna dire che un viaggio negli abissi dell'abbigliamento dozzinale è una stretta di cappio intorno al collo. considerando poi che io da quando mi vesto da solo non ho mai indossato nient'altro che non fossero i jeans, gli anfibi e le magliette dei gruppi, e considerando che mio padre da quando si è sposato si fa vestire da mia madre, il risultato di questo triste pomeriggio edipico mi è quasi costato la fine di un legame sentimentale lungo un decennio, visto che quando ho esibito le mie conquiste la first lady l'ho vista veramente sul punto di fare le valigie per il disgusto. io subito non mi sono reso conto, il mio problema è stato dargli retta a quelle cazzo di commesse della facit che devono essersi divertite alle nostre spalle rifilandoci un costume di carnevale perchè io nella mia stronzaggine mi sono limitato a brancolare nel buio aspirando a qualche vago concetto di eleganza e forse inconsciamente guidato dal grigiore che mi stagnava nell'animo fatto sta che quando sono tornato a casa mi sono ritrovato vestito così

la roba più umiliante è stata senz'altro il mattino dopo alla sette e mezza che aspettavo il pullman a porta palazzo vestito come un parroco di campagna mentre mi scorazzavano intorno i bambini nordafricani che andavano a scuola tutti col loro bel cappuccio della felpa tirato sul cappellino da baseball, e io non potevo far altro che invidiare le loro tenute da gangsta rapper, con gli occhi che mi si inumidivano dal pianto per la perduta dignità. quando arrivo vengo fatto accomodare su una sedia di plastica che si occuperà di sorreggere il mio culo per un lasso di tempo irragionevolmente lungo. la solita ventenne stivalata dietro la scrivania continua ad alzare il volume della tribal house nella speranza di coprire le spaventosa urla motivazionali che provengono da dietro una porta chiusa. infatti dopo alcuni minuti sfilano via alcune decine di motivatissimi impiegati benvestiti che sorreggono degli zainetti colorati. io vengo prelevato dalla sedia e affidato a colui che mi viene presentato come il miglior dipendente dell'azienda, che a giudicare dalla giacca che gli spunta da sotto il cappotto arrivando a lambirgli le ginocchia sembra essere anche l'unica persona nella stanza vestita peggio di me. intuisco che questo lavoro non mi renderà milionario quando vengo fatto accomodare sull'automobile aziendale, una tipo 1.6 coi sedili cosparsi di gratta e vinci accartocciati. partiamo lasciandoci alle spalle i confini della città, senza che io abbia ancora capito cosa cazzo ci sto facendo dentro una tipo arrugginita alle nove del mattino pinzato sul sedile di dietro in mezzo a quattro completi sconosciuti. avrei preferito continuare a non saperlo, invece mi viene rivelato che gli zainetti colorati sono stracolmi di telefoni cellulari e che io tra poco verrò introdotto nell'eccitante mondo della vendita porta a porta. allora io gli faccio al dipendente modello, ma scusa, e l'organizzazione eventi? certo, mi fa, il mese prossimo forse ci mandano a distribuire i gadget negli autogrill. molto bene. smontiamo in una cittadina dove non sono mai stato prima, mi faccio offrire la colazione e quando siamo pronti per partire mi dileguo fingendo un malore. telefono a dj enzo, che lui abita nei sobborghi, e cerco di farmi spiegare come cazzo si esce da questo posto alieno immerso in una coltre di nebbia. mi stringo nel cappotto ma l'aria tagliente mi s'insinua dentro il pantalone fresco lana ghiacciandomi le dita dei piedi. sono solo, al freddo, in una città sconosciuta e inospitale, braccato da quattro belligeranti viaggiatori di commercio col braccio armato da una serie di potentissimi slogan aziendali. ancora nessuna idea su come fare a camminare via da questo laghetto di merda dentro il quale sono impantanato da un certo numero di anni.


atroC.T.X.Z.B.tion



Friday, January 26, 2007

Tuesday, January 23, 2007

stop that train (i gotta get away): a fat man in bardonerchia

un paio di chilometri più lontano dal livello del mare, però praticamente per me l’unica differenza tra l’inverno e l’estate è che invece dei vassoi col fritto misto mi ficcano in mano delle terrine col dentro la polenta e le salsicce al ginepro, questo sabato qui recapito veloce perchè c’è da rincasare, docciare, nutrire i felini e ripartire veloce come il vento, non per dire però con l’ultimo caffè servito ancora caldo nella tazza io son già lì che infilo tornanti e scalo in seconda e riprendo con la micra ruggente giù per le strade e chiedi pure al casellante che quando ha visto l’ora scritta sul biglietto non ci credeva, pont saint martin-torino 45 minuti da casello a casello con gli antineve montati, che alle otto abbiamo il treno speciale traboccante di cacciatori di beat in trasferta di nuovo su per le montagne migriamo alla caccia del dj set del superproduttore venuto dal grande nord che sul finire dell’anno ci aveva fatto sospirare come le ragazzine sul suo disco di intimismi dub superlevigati e certi cantati femminili potentemente erettili. sembrano tutti più che altro dei sedicenni in libera uscita ingobbiti sotto il peso dei bottiglioni di cabernet del discount e delle casse di birraccia crauta, noialtri niente, dj enzo sciabola una mezza minerale che gli era rimasta nello zaino, io c’ho un mars che ho fregato prima di venir via nel bar dove ho lavorato e quegli altri due parassiti di fabio e cristian niente, neanche una fruit joy da segare in quattro per pomparsi almeno le endorfine dello zucchero. a me a vedere delle vagonate di preadolescenti che trangugiano mi viene una sete che cederei la verginità anale in cambio di pochi centilitri di hollandia traditionally brewed stagnante sul fondo di una latta spiegazzata, ma alla fine abbiam fatto bene perchè il viaggio di merda durava una madonna e noialtri quattro poveri vecchi di merda se attaccavamo a bere ci scappava da pisciare ogni cinque minuti. fatto sta che non passa un cazzo e la mia irritazione sobrioindotta aumenta esponenzialmente a causa del fatto che dj enzo non mi vuole mai dire quanto manca. caliamo giù dal treno speciale dopo una quantità irragionevole di tempo e sfociamo finalmente a bardonerchia, cittadina montana di rara inutilità che verrà presto rasa al suolo per farci approdare una linea ferroviaria superveloce, il che è un bene perchè primo il viaggio dura meno e secondo quando arrivi almeno non ti trovi più di fronte questa cittadina che si riduce a una spaventosa salita che scoraggia subito i nostri fragili corpi martoriati da un ventennio di abusi. rimaniamo dunque a bivaccare a fondo salita infilandoci dentro tutti i bar raggiungibili senza sbattimento, cosa che deve aver provocato in alcuni baristi una sensazione di deja vu perchè a un certo punto abbiamo dovuto ricominciarli da capo. bello il luogo preposto ad accogliere il nostro dj scandinavo, una centrale montana dell’enel che per una serie di contingenze sembrava una megadiscoteca di airasca la domenica pomeriggio, essendosi popolata di una quantitativo imbarazzante di sedicenni col maglione di lana aderente sulla pelle nuda, lo scollo a v che si apre su toraci imberbi e l’elastico che scompare sotto la fibbia della cintura ricoperta di finti brillanti a testimoniare tutto il disagio e il male di vivere di una generazione che ho pregato che una turbina si ribellasse e gli scaricasse addosso una tempesta di kilowatt per porre fine allo scempio. l’unico che sembra sguazzare piacevolmente in questo scenario di serpeggiante immoralità è il solito dj enzo, che è anche riuscito a farsi più volte palpare il pacco da una ragazzina in evidente overdose di vodka e redbull, suscitando peraltro un certo quantitativo di invidia da parte dei suoi compagni di viaggio visto che la serata non ha offerto molto altro, dal momento che il geniale produttore che risponde al nome di trentmoller si è rivelato essere nient’altro che un pessimo dj in evidentissimo sovrappeso che pensava di regalarci una serata indimenticabile inserendo in scaletta una seven nation army a inizio set con la quale ha mandato in visibilio una folla di preadolescenti ma ha anche pesantemente calamitato i nostri coglioni al pavimento. una mossa di raro infantilismo che non fa che aumentare esponenzialmente il mio già viscerale disprezzo per la sua stirpe di mangiamerluzzi, che prima biscottano le partite agli europei per eliminarci a tradimento e dopo vengono qua a saltare sul carro dei vincitori sperando di ricevere dei boati e delle pacche sulle spalle per la geniale intuizione. ma a te trentmǿller chi cazzo ti conosce? cosa cazzo vuoi? forse è il caso che invece di pensare al futbol pensi a dimagrire, una vita passata a ciucciare aringhe affumicate e hai assorbito tutto il colesterolo e niente fosforo.

e così il dj set che avevamo sognato per settimane finisce il realtà dopo cinque cazzo di minuti, scorriamo via veloce mentre la gente si accalca all’ingresso dove lamentiamo una preoccupante mancanza di brutalità della polizia nei confronti di questi subumani che spintonano per entrare. noi proviamo a bere via la delusione ma finiamo presto con altri nostri coetanei sulle panche della stazione a dormire in attesa che arrivi il treno che ci deve portare a casa, però intanto la soddisfazione è che arrivato alla stazione me ne sono zompettato via col giornale fresco di rotativa sotto il braccio dribblando una selva di ragazzini vomitanti che devono ancora mangiarne di merda prima di poter competere con noialtri della vecchia scuola, che manteniamo il decoro nonostante i dj presuntuosi che ci sfanculano le serate e le grappe scadenti che ci bruciano nello stomaco, e che sappiamo mantenere la testa alta di fronte alle avversità della vita, come arrivare a casa alle sette del mattino in evidente stato di ebbrezza e trovare il pavimento cosparso di cocci di vetro con le piastrelle che frizzano perchè zazie brancolando nel buio della notte dev’essersi imbattuta nella mia bottiglia dell’idrolitina, e io ci cammino sopra nella speranza che il rumore dei vetri che si frantumano sotto gli anfibi possa coprire il suono delle bestemmie che mi rimbombano nell’anima.

si ringrazia dj enzo per il post con il quale ha squarciato la mia amnesia alcolica e vale waffankhulig per aver richiesto un post che non avevo voglia di scrivere.

atroC.T.X.Z.B.tion

Tuesday, January 16, 2007

wpa: the movie!

bisogna dargli atto a vj enzo che questa volta ha fatto le robe come andavano fatte. una roba che non diresti per uno che ha trascorso il week end trascinando in giro per il piemonte una bottiglia di pampero aniversario (purtroppo priva di relativa guaina protettiva) e che in uno dei suoi momenti di maggiore lucidità ha esclamato "cazzo che bella vigna" di fronte a una piantagione di fottutissimi kiwi. andrebbe detto che ha portato la cinepresa al cinastic con il solo intento di avvicinare le ragazzine ubriache fingendosi l'amministratore delegato di una televisione locale, però fortunatamente mi sono impegnato io a scacciare tutte le ventenni disinibite che ci ronzavano intorno, riuscendo ad irritarle con una serie di incontrovertibili e petulanti argomentazioni storico-musicali nel corso delle quali vj enzo, che si era presentato alla serata col preservativo già infilato, ha progressivamento visto sfumare la prospettiva del congresso carnale a cui si era illuso di banchettare. peccato. egli ha dunque deciso di rivolgere la telecamera contro noi stessi e farla finita, regalandoci un agghiacciante spaccato di insipienza djistica narrata con un livido stile documentaristico e stradaiolo.
lasciate pure perdere il secondo filmato, visto che notoriamente i contenuti speciali lasciano sempre un po' il tempo che trovano.
e allora avanti:
pochezza tecnica! mancanza di vergogna! bicchieri vuoti! occhi languidi! lettori cd che saltano! volgarità assortite! la fine della musica! la morte della dignità! la pietra tombale sulla carriera di un noto cantautore siciliano!
tutto questo e poco altro in wpa: the movie! l'incubo del sabato sera si aggira per il canavese.

atroC.T.X.Z.B.tion

Thursday, January 04, 2007

alcoholiday

...e tra l'altro mi ero ripromesso anche di trascorrere la notte di capodanno all'insegna dell'abuso di alcol e infatti il mio esordio nel 2007 è stato prontamente contraddistinto dall'archetipica immagine di me chino sulla tazza del cesso con una bottiglia di alcol a fianco. eppure non è tutto oro quel che luccica e a volte le cose non sono quelle che sembrano, pertanto l'unica cosa che luccicava nelle mie prime ore dell'anno nuovo era la ceramica bianca che risplendeva sotto i colpi di uno straccio imbevuto di un liquido rosa altamente infiammabile.
iniziare l'annata disincrostando i water di un locale pubblico è stato un gesto sinistramente premonitore del lento e costante processo di umiliazione e disfacimento della mia esistenza e confesso che pur facendo ampio ricorso alle mie latitanti scorte di ottimismo vedendo il mio volto riflesso dentro l'acquetta del cesso non ho potuto fare a meno di pensare che dio fa si vede subito che questo qui è l'anno buono.

atroC.T.X.Z.B.tion

Friday, December 29, 2006

in it for the prosecco

mi ero ripromesso che nel 2006 gli avrei dato a mia madre la soddisfazione di trovarmi un lavoro decente. avendo invece perduto anche quello indecente che avevo, per il 2007 l'unica cosa che posso ripromettermi è di provare a fare il mio ingresso definitivo nel mondo dell'emarginazione. fossi più giovane imboccherei il tunnel della droga ma con l'età che ho e col fatto che la povertà mi costringe a indossare ancora i miei vestiti del liceo gli spacciatori mi scambierebbero di sicuro per un maresciallo sotto copertura travestito da giovane degli anni '90.
intanto a capodanno vestirò come al solito i panni del cameriere, fedele al mio credo secondo il quale la qualità di un lavoro non è data dal prestigio o dall'ammontare dello stipendio ma dal numero di prosecchi gratis che ti permette di ingurgitare.
spero di avervi intrattenuto adeguatamente nel corso di un anno solare nel corso del quale l'inedia mi ha impedito di scrivere quanto avrei voluto. questa fotografia di zazie dentro il cappuccio della mia felpa dei gorilla biscuits vuole essere un augurio ai lettori di scum per un 2007 di ebbrezza e prosperità, oltre che una patetica scusa per continuare impunemente a pubblicare fotografie dei miei gatti.

atroC.T.X.Z.B.tion

Wednesday, December 20, 2006

the scum guide to 2006 top sound (updated!)


album

  1. burial – s/t (hyperdub)
  2. ellen allien and apparat – orchestra of bubbles (bpitch control)
  3. skream! – s/t (tempa) ; skreamism vol. 2 (tempa)
  4. rhythm & sound – see mi yah remixes (burial mix)
  5. snoop dogg – tha blue carpet treatment (geffen)
  6. white mice - s/t + white mice: versions (basic replay) (NEW ENTRY!)
  7. knife – silent shout (rabid)
  8. scarface presents the product - one hunid (koch)
  9. herbert – scale (k7)
  10. infadels – we are not the infadels (wall of sound)
  11. alex smoke – paradolia (soma)
  12. midlake – the trials of van occuphanter (bella union)
  13. unai – a love moderne (force tracks)
  14. girl talk – night ripper (illegal art)
  15. belle & sebastian – the life pursuit (matador)

compilation

  1. james holden – at the controls (resist)
  2. m.a.n.d.y. – at the controls (resist)
  3. vv. aa. – total 7 (kompakt)
  4. alex smoke – sci.fi.hi.fi. vol. 3 (soma)
  5. vv. aa. – back to backs (mobilee)
  6. j. dilla – donuts (stones throw)
  7. optimobbc 1 essential mix (bootleg)
  8. ame – ame mixing (sonar kollektiv)
  9. tiefschwarz – fabric 29 (fabric)
  10. vv. aa. – superlongevity 4 (perlon)
  11. youngsta & hatcha – dubstep allstars vol. 4 (tempa)
  12. herbaliser – fabriclive 26 (fabric)
  13. vv. aa. - innervision. where we at (sonar kollektiv)
  14. heidi – monza club ibiza compilation vol. 1 (get physical)
  15. matthew dear as audion – fabric 27 (fabric)

pezzi

  1. skream! – dutch flowerz
  2. burial – u hurt me
  3. rhythm & sound – lightning storm (françois k. remix)
  4. alex under – fortuito
  5. troy pierce – 25 bitches
  6. audion – mouth to mouth
  7. anja schneider & sebo k – rancho relaxo
  8. petter – some polyphony
  9. claude vonstroke – whose afraid of detroit
  10. black devil disco club – the devil in us
  11. skream – blipstream
  12. paul kalkbrenner – keule
  13. thomas schumacher – rotor
  14. donnacha costello – 6.2
  15. snoop dogg feat. ice cube - LAX

averci ancora una memoria a lungo/medio termine uno potrebbe portargli più rispetto anche a quelli che sono usciti prima di settembre, ma quando incominci a passare una percentuale significativa del tuo anno solare picchiando i polpastrelli sulla superficie di un bancone bisogna accontentarsi di ragionare un mese per volta e tutto il resto provare a andarlo a ripescare giù nel buco nero con l’ausilio di forme più o meno collaudate di archivismo.

io comunque ho provato e pensandoci un attimo bisogna dire che sul finale dell’anno sono rimasto schiacciato sotto il peso della bass culture profetizzata un venticinquino di anni fa dal messia linton kwesi johnson. il dubstep è stata una di quelle robe che mi hanno beccato a pisciare in mezzo ai binari proprio mentre stava passando il treno. che poi ti vai a riascoltare dub come save me di roots manuva o non lo so, certo tricky terminale, indietro fino a king tubby, insomma, è una roba con le radici belle profonde, però per me è stata l’epifania e sospetto che sia perché tutto quello che ha a che fare col dub in generale ti costringe in qualche modo a fare i conti con la storia della manipolazione del suono, con gli echi, i riverberi, i battiti, i ritardi, un enorme vuoto sferragliante che si raggomitola nel cervello e inizia a pulsartici dentro e te non capisci più da dove viene perché i coni delle casse te l’hanno trasferito dentro la scatola cranica e adesso sembra che spinga direttamente da lì dentro. e bisogna dire che questi ragazzi qua del dubstep sanno scome spingerti un basso nel cervello, le pareti vibrano e nonostante che la partita la stai giocando tutta su un manipolo di frequenze vicine allo zero com’è/come non è gli orizzonti si spalancano. burial più di tutti gli altri perché ha (hanno?) recapitato un disco tutto intero, organico, certo c’ha anche lui le sue punte e le sue microcadute però cazzo se quando spingi play non ti ritrovi catapultato con la faccia sull’asfalto bagnato e non hai neanche il coraggio di alzare gli occhi perché fuori è un deserto di metallo, una fantascienza buia, silenziosa, intorno solo gli echi delle armi che ricaricano e qualche ricordo in via di sbiadimento di una società dissolta da millenni. gli stessi scenari, ancora più robotici e terminali, li avrebbe riprodotti kode 9, altro nume tutelare, però il parlato monocorde di spaceape mi ha davvero turbato l’ascolto del pur ottimo memories of the future (sempre su hyperdub). a chiudere la trinità quest’anno ha preso definitivamente le redini skream, questo ragazzetto scheletrico che ha avuto il coraggio di consegnare il disco che nessuno si aspettava, con incastonata dentro quella perla di dutch flowerz, per me singolo dell’anno. e senza considerare che il top del listino secondo me lo trovi sulla corta distanza, visto che skreamizm vol. 2 è un capolavoro di bassi killer e di melodie morriconiane passate con la cartavetro e percosse a colpi di grancassa cadenzata (blipstream per credere). e quando chiami in causa certi suoni diventa difficile non aprire la parentesi mitteleuropea, visto che i canoni del dub più futuristico li fissano da sempre alla basic channel e associati. il remix del disco dell’anno scorso di rhythm & sound non poteva deludere visto che per l’occasione sono stati convocati i migliori produttori del pianeta. un breve cenno giusto al remix firmato françois k., lightning storm, una sorprendente lettura drum ‘n’ bass che a guardarlo bene appare come una specie di manuale di storia del suono digitale a radice giamaicana. un classico. e mi è mi è toccato mettere mano alla classifica a tempo scaduto per spalancare le porte a white mice, che fa il suo ingresso direttamente al sesto posto grazie alla prodigiosa e provvidenziale ristampa della basic replay di un manipolo di songoli fulminanti (originali e versionati secondo l'antica arte del re-editing di casa basic). conosco questo ragazzino giamaicano da meno di ventiquattro ore ma sono ormai convinto di buttare via tutti i miei dischi e trascorrere il resto della mia vita ad ascoltare la sua vocina stridula. e ringrazia che non l'ho scoperto prima che se no mi incasinava il podio. d'altronde boomkat qualche settimana fa parlava merdosamente chiaro: "Listen up - this record contains some of the deadliest digital reggae rhythms and crushing production styles you'll ever hear... ok?". e c'è poi da calcolare anche che deadliest è diventata la mia parola preferita di tutta la storia della lingua mondiale.

vi basti sapere che ellen allien e apparat è stata una tempesta elettrica di rara potenza e che a snoop dogg sono rispuntati finalmente i coglioni e srotola un tappeto blu con sopra struggenti canzoni d’amore (i wanna fuck you) e racconti criminal/fumettistici su certi negri che si credono di poter fottere con snoop dogg e per questo si beccano la loro razione educativa di piombo caldo (vato, feat. b-real). e senza contare il pezzo forte del disco col microfono subaffittato ad ice cube (LAX). quanto alle compilation la serie at the controls ha fatto letteralmente il vuoto intorno. inarrivabile in particolare james holden, che consegna un mix album psichico che porta impresso il suo nome forse ancora più di un disco di pezzi originali.

complimenti ad alex smoke che invece per non sbagliare ha marcato tutti e due i territori (paradolia e sci.fi.hi.fi. vol. 3), entrambi con esito notevole.

sul finire un saluto a j. dilla, talentuosissimo e sfortunato produttore che in punto di morte ha avuto la forza di riscrivere la propria parabola musicale, incisa postuma nel mix album intitolato donuts. avrebbe avuto ancora una quantità sterminata di cose da farci sentire e donuts è qui a testimoniarlo.

sul nostro blog trovate anche i singoli dell'anno secondo la wrong pitching alliance, con tanto di link per andarvi a procacciare i pezzi e fare dei gran compiloni natalizi per i vostri amici del bar.

un saluto, insieme agli auguri per un futuro raggiante a tutti i lettori di scum.

atro.C.T.X.Z.B.tion

Tuesday, December 05, 2006

nobody dance, nobody get hurt: the dio canavese sessions vol. 2

proseguono i tristi sabati sera del dj-cameriere che quando gli altri dj attaccano a suonare lui va a dormire perché il giorno dopo deve andare a lavorare. il tempo di venir via veloce da un pranzo sociale dei pensionati che mi infilo in camerino per sostituire il gilerino e il cravattino con la storica longsleeve dei sepultura che mi ero fatto comprare da mia mamma quando ero al liceo e che si è meravigliosamente conservata grazie ai suoi lavaggi a mano e stiraggi all’incontrario. mi ripasso la scaletta in macchina mentre fendo la provincia vercellese con le colline canavesane che si stagliano all’orizzonte, ritorno sulle strade che mi hanno visto muovere i primi passi, emettere i primi vagiti e tuonare le prime bestemmie. sigillo il finestrino mentre passo sotto casa di mia nonna per non svegliarla con l’eco dei bassi, nonostante che le ragazzine di provincia preferiscono vederti passare col gomito fuori e il subwoofer in evidenza. giusto una sosta lungo il percorso per raccattare sul ciglio della strada mio cugino/il rasta di borgo_masino, che viene a vederci per la prima volta e mi chiede se abbiamo il vocalist, mettendo subito in evidenza la carenza che a mio parere è sempre stato il principale ostacolo all’evolversi delle nostre carriere, insieme al fatto che siamo brutti, lavoriamo da ubriachi e non sappiamo mixare.

parcheggiamo e come inizio di serata trascorriamo mezz’ora sul marciapiede al freddo come degli spacciatori di crack dal momento che quell’uomo di merda di dj enzo aveva ritenuto opportuno raccomandare la massima puntualità per poi dilungarsi in qualche bettola a sorseggiare voluttuosamente delle selezioni di digestivi locali. quando il freddo inizia lentamente a serpeggiare su per l’intestino vaffanculo dj enzo entriamo nel locale da soli dove scopriamo con orrore che ha appena attaccato a suonare un merdaiolo con una chitarra enorme (bravissimo, ero io che non ero tanto dell’umore) che nessuno ha idea di quando cazzo finirà e di quando cazzo potremo attaccare noi e le mie rimostranze sul fatto che dio fa io domani devo alzarmi presto che alle otto son già lì attaccato al cavatappi elettrico tendono a cadere nell’ilarità generale e alcuni avventori di scarsa sensibilità mi fanno anche notare che sono solo cazzi miei e che se magari invece del dams facevo ingegneria chissà che adesso mi ritrovavo con un lavoro meno di merda.

l’attesa sortisce il solo effetto di aumentare a dismisura il magnetismo esercitato dal bancone del bar, e per il piacere della statistica dobbiamo riscontrare che quando hanno capito che non pagavamo il bere i gestori del locale per la seconda volta su due hanno ritenuto opportuno fingere un guasto allo spillatore. come inizio devo dire che un venerdì sera passato a scartabellare nel mio archivio discografico di provincia mi ha riportato fra le mani il variopinto some girls dei rolling stones ed è stato con immenso piacere che ho mandato per aria miss you, splendido tentativo di indicare una via rock’n’roll alla disco music. dopo ero lì che smezzavo la consolle con danilo e noialtri ci facciamo spesso prendere dalla tentazione caraibica, soltanto che con tutto che danilo è un mio amico e lo stimo molto e gli voglio bene devo confessare che mentre era chino sulla valigetta dei dischi sono stato accarezzato dall’idea di contunderlo con un mixer a 64 canali, occultarne il cadavere, rasarmi a zero e imparare a suonare quello strumento a corde che suona lui. il tutto al solo scopo di assumerne l’identità e conquistarmi così il diritto ad accedere alla sua playlist e poter mettere dutch flowerz di skream!, la più drammatica epifania sonora mai prodotta dal reggae digitale, una specie di fiaba morfinica capace di impadronirsi in pochi minuti dei neuroni degli astanti per condurli in uno stato di ipnosi mistica votata al culto pagano dei bassi. sono sicuro che se glielo chiedessi magari lui me la farebbe anche mettere ma essendo che a me non mi piace tanto chiedere le robe avevo pensato alla soluzione di simulare l’incidente col mixer. fin qui tutto bene, enzo e fabio proseguono impeccabilmente l’opera di ripopolazione della pista e dopo tocca di nuovo a danilo che arringa la folla essendo un eroe locale. arriva il mio turno e mi rendo improvvisamente conto del fatto che non ero preparato a dover far ballare della gente e invece la gente sono tutti lì che ballano e butto dentro un cd e lo preascolto e poi lo tolgo e il conto alla rovescia sull’ultimo pezzo di danilo si fa pressante e manca mezzo minuto e il mio caricatore è ancora inesorabilmente vuoto e ravano dentro la borsa alla ricerca del colpo di genio che non arriva mai e alla fine butto dentro un pezzo che quando parte si sentono decine di coglioni rimbalzare sulla pista. è uno di quei pezzi con le femmine che cantano, io ho pensato, son tutti lì che ballano, di solito alla gente gli piacciono i pezzi con le femmine che cantano ma invece niente, era un pezzo che non centrava un cazzo con quello che c’era prima, un’ondata di frociaggine di basso rango che si schianta dolorosamente coi riff di chitarra che hanno appena smesso di suonare e io ho solo voglia di ordinare un doppio whisky per buttarmelo addosso e darmi fuoco con l’accendino e invece finisce il pezzo e ne metto un altro che nel lettore mp3 sembrava che funzionava e invece lo senti sulla lunga distanza e pensi dio can che merda disumana, speriamo solo che venga in fretta qualche stronzo a darmi il cambio e per una volta son troppo contento di veder spuntare dj enzo e mollo le cuffie e mi eclisso lamentando dei finti problemi tecnici, che tra l’altro dopo arriveranno davvero, ma oramai sarà troppo tardi e io per quella gente sarò sempre soltanto quel povero coglione con la maglietta dei sepultura che ci ha quasi sfanculato un bel sabato sera. per il bene di tutti il giorno dopo mi son tirato su a fatica e son tornato a servire i fritti misti, che in effetti sono quelle lì le robe che mi competono veramente. abbiamo il bignè al cioccolato, il pavesino con la marmellata, semolino, semolino al cioccolato, amaretto, cavolfiore, bistecca, salsiccia e mela. ti snocciolo l’elenco, te mi dici quello che vuoi e te li ritrovi recapitati nel piatto che non fai neanche in tempo a dirmi grazie che io son già passato a quello di fianco che gli risnocciolo da capo la filastrocca del bignè al cioccolato e il cavolfiore. cervello e polmone solo su prenotazione.

atro.C.T.X.Z.B.tion


sul nostro blog le scalette ed eventualmente le foto

Monday, November 27, 2006

the last big weekend: how to live an arabstrapless life












adesso che vorrei togliere philophobia da dentro lo stereo ma invece dentro la custodia di philophobia ci trovo per qualche motivo the trojan producer series box set disc one e il verde acquoso caraibico in contrasto col rosa sintetico chemikal underground è una specie di sciagura cromatica che non ho voglia di correggere in uno dei lunedì mattina più inspiegabilmente malcagati in cui mi sia mai capitato di imbattermi da quando ho incominciato a vestirmi da solo, e non mi sarà di alcun conforto fendere la nebbia oscillando per raggiungere l’edicolante e far scivolare i polpastrelli sulla carta del giornale in mezzo alle cronache calcistiche del giorno prima dove passo malvolentieri da un articolo all’altro perché intanto da quando la mia squadra l’hanno messa a giocare al sabato pomeriggio a me del giornale del lunedì difficilmente me ne potrebbe fottere di meno. appoggiato alle piastrelle della doccia mentre l’acqua calda lavora per strapparmi via dalla pelle i residui di doppio malto mi chiedo se sono davvero pronto a vivere in un mondo senza più gli arab strap, mi chiedo se valga veramente la pena di togliere the trojan producer series box set disc one dalla custodia di philophobia o se non sia piuttosto il caso di riporre ogni volta il disco che tolgo dentro la custodia del disco che metto e provare a passare così i prossimi dieci anni a incasinare tutto per poi vedere se sono davvero capace di riparare il danno e chissà che non ci scappa un bel viaggio all’indietro in mezzo a tutte le canzoni che mi sono dimenticato o che non ho neanche ascoltato per colpa dell’ansia di passare al disco successivo. intanto la custodia di philophobia la prima volta che l’ho aperta avevo diciottanni e incominciavo a farmi strada da solo dentro i postumi del punk rock e mi sembrava un miracolo di riuscire ad incollarmi a questi suoni scheletrici che magari erano solo una specie di risacca o tardo riverbero delle chitarre iperdistorte e dei bpm in tripla cifra, come attaccare l’orecchio alla parete che finiva di assorbirsi il suono della canzone che avevo appena finito di ascoltare. è un bel cazzo in culo certe volte riprendere in mano le vecchie robe, sarà perché ti viene il dubbio che archiviata una decade te sei sempre ancora allo stesso punto morto di prima, sarà perché ti fai suggestionare da delle merdate che non sarebbe il caso di perderci troppo tempo sopra o magari che commuoversi a fine concerto per una the shy retirer solo chitarra e voce è la prova inconfutabile che a quasi trent’anni non ti sono ancora scesi i coglioni e sarebbe il caso di cominciare a scartabellare tra le vecchie carte di tua madre per cercare il numero del tuo pediatra, sempre che riesca a sentirti sotto quei tre metri di terra che lo separano dal terreno sul quale cammini.

mi piacevano gli arab strap, nonostante che per colpa della schizofrenica morfologia psicoacustica che abita il mio cervello e che mi impedisce di stabilizzarmi su coordinate sonore stabili negli ultimi anni li ho ascoltati a intervalli irregolari, arrivando sulle ultime uscite con qualche mese di colpevole ritardo e mischiandoli inopportunamente ad ascolti indegni di condividere con loro i coni degli altoparlanti. non riuscivo a capire come una voce così monocorde e cavernosa, muovendosi all’interno di uno spazio di manovra così ristretto, potesse riuscire a scavarti tanto in profondità. solo dopo mi sono ricordato che la vera classe la vedi negli spazi stretti, che a dribblare in mezzo alle praterie son buoni tutti. una delle robe che mi sono sempre piaciute dei loro pezzi era sentire l’attacco della drum machine e aspettare che arrivassero la voce e la chitarra ad appoggiarcisi sopra così scazzatamente che sembrava di stare ad ascoltare qualcuno sparare cagate fuori dal pub mentre dalla strada filtrava l’eco dei subwoofer di una macchina di passaggio.

io per conto mio tutto quello che ho potuto fare è stato dargli una pacca sulla spalla ad aidan moffat, ringraziarlo di tutto e dirgli di tenersi in forma, di tenersi impegnato e magari di mettersi a scrivere dei libri. che a giudicare dall’avidità con la quale si è ciucciato un cartone pieno di becks nel giro di metà concerto sono preoccupato che prenda delle brutte strade e invece io la gente come lui ho bisogno che mi resti sulla retta via per il massimo del tempo possibile.

atroC.T.X.Z.B.tion

Wednesday, November 08, 2006

lullaby for the working class vol. 4: on the road again

mio bisnonno faceva il carrettiere, problema che per quello che mi raccontano quel carrettino lì non andava dritto neanche per sbaglio, certi lo imputano che è per colpa di quel lago di garda di barbera rancido che si sarà tracannato in vita, così almeno abbiam capito che gli occhi grigi li ho presi da parte mia madre ma le labbra viola hanno saltato un paio di generazioni dalla parte del padre. mio cugino invece ha un furgoncino che lo usa per andare in giro a consegnare le bombole del gas, certe volte anche le stufe di ghisa su per le scale di certi vecchiazzi che son troppo tirchi per pagare il gas allora bastardi si comprano la stufa. io invece come mestiere in questo momento qua faccio l’addetto stampa, che è un mestiere della minchia non soltanto mentre lo fai ma pure mentre lo racconti. stai tutto il giorno davanti al computer a mettere i nomi dei giornalisti nel databeis e dopo che li hai messi i nomi dentro il databeis ti attacchi al telefono e incominci a martellarli i coglioni. che dopo che gli hai martellato i coglioni a uno, prendi il databeis e scrivi che a questo personaggio qua gli hai martellato i coglioni. è questo che lo spaventa al sottoscritto, la burocrazia del martellamento di coglioni. parlare tutto il giorno con della gente che quando capisce chi sei bestemmia la madonna, metti giù con questo e attacchi con il prossimo, sperando che arrivi quello che pur di farti smettere di telefonargli ti trafiletta la tua merdosa notizia, così te il giorno dopo come se non bastasse che fai un lavoro un lavoro di merda e stai tutto il giorno dentro l’ufficio a tracannarti i caffettini della macchinetta ti tocca pure scendere a comprarti il giornale e ritagliarti il trafiletto. io come addetto stampa c’ho la filosofia di puntare soprattutto le radio e i televisori, perché almeno loro quando ti danno la notizia non devi sbatterti a ritagliare i trafiletti, che è una roba grama perché star lì a tagliare e incollare tutto il giorno ti sembra che sei tornato alle scuole elementari con questa differenza che non sei più spensierato, non sei più felice e non c’è più nessuno a casa che ti compra da vestire. nove ore così per forza quando torni non saluti neanche e ti richiudi nel frigo a ciucciarti un paio di morettoni da 66 prima che trovi il coraggio di rivolgergli la parola a qualcuno.

oggi almeno al mattino son stato fuori dell’ufficio, che non sembra ma andare in giro per le strade al mattino come quando eri disoccupato è una roba che ti spalanca il cuore dalla felicità. mi ha persino dato uno scatolone da portare in giro, allora ho preso su il mio scatolone e mi son messo a camminare sotto i portici col sigarettino penzolante. devi vedere le ragazzine dell’università come mi guardavano. perchè le ragazzine se gli dici che stai tutto il giorno seduto dentro l’ufficio a farti agonizzare gli spermatozoi sicuro cambian strada, invece se ti vedono che scarichi e trasporti le robe in giro garantito che pensano quello lì sotto quello scatolone deve averci una nerchia chilometrica. lo scatolone lui sembra una cazzata però alla fine certe volte ti da il risultato di una polo fred perry senza che hai dovuto cagare le ottanta zucchine per comprartelo.

allora ho trasportato questo scatolone e sono andato nel posto dove abbiamo fatto la conferenza stampa, che di tutto il lavoro è l’unica roba che vale la pena perchè almeno quando il vento tira dalla parte giusta è capace che ti capita che ti ciucci dei prosecchini gratis all’ora di pranzo, che con quello che costano i prosecchini e con quello che guadagnano gli addetti stampa è una roba da leccarsi le balle.

certi miei colleghi pare che c’hanno la vocazione di sti lavori qua, io personalmente mi sembra che è come quella vocazione che c’hanno i tacchini di razzolare nella merda tutta la vita. io personalmente avessi i soldi dio cane mi comprerei anch’io un furgoncino.

atroC.T.X.Z.B.tion


PS: il 18 siamo al pueblo. non che la notizia meriti qualche tipo di attenzione, però dj enzo si è sbattuto a fare il manifestino.

Sunday, October 29, 2006

chronicles of the worst night ever














questo post è stato rimosso su consiglio del mio legale dj enzo, conosciuto anche come il lionel hatz della consolle. verrà distribuito eclusivamente via email ai lettori che ne faranno esplicita richiesta. è prevista una rigida selezione all'ingresso.

info e liste scumofsociety[at]gmail.com

Monday, October 23, 2006

il titolo di questo post è stato rimosso al fine di tutelare l'immagine della WPA












(il volantino è stato rimosso al fine di tutelare l'immagine della WPA)


puppatevi il manifestino e desumetene le informazioni che ritenete rilevanti. potete anche provare a consultare il nostro blog nella speranza di trarne ulteriori dettagli ma in realtà ormai lo usiamo soltanto per fare i cazzoni nei commenti.
io personalmente grazie alla mia nuova mansione lavorativa ho definitivamente perduto la voglia di vivere, di conseguenza ho approntato un dj set che consisterà nel mettere in loop wilderness dei joy division per 45 minuti, andare al bancone del bar ad annichilirmi di distillati caraibici e ingaggiare un vocalist che snoccioli in ordine alfabetico il mio repertorio di bestemmie aggiornato, riveduto e corretto.
avendo perduto parallelamente alla voglia di vivere anche la stima e il rispetto di me stesso vado ora ad infrangere l'ultimo grande tabù eterossesuale pubblicando di seguito le foto dei miei gatti.
saluti.

atroC.T.X.Z.B.tion

























Sunday, October 15, 2006

carl craig + wrong pitching alliance @ supermarket cinastic















non fosse che adesso sto pagandone gli eccessi con gli interessi, sotto la forma di questa risacca psichica che mi attanaglia l’autostima e la voglia di vivere, direi che quello trascorso potrebbe avvicinarsi abbastanza al mio weekend standard ideale. vista la buona impressione che ci aveva fatto al pukkelpop per la nostra seconda uscita abbiamo scelto carl craig come dj spalla, solo che l’abbiamo fatto esibire in un altro posto e in un altro giorno. da attempati narcosperimentatori quali siamo io e dj enzo ci presentiamo ai cancelli del supermarket sotto l’effetto di un micidiale cocktail di san simone & pro evolution soccer, cosa che comunque non ci impedisce di riconoscere all’orizzonte la sagoma del buon vecchio maxcar, che aveva un lavoro stabile, un carattere mite, un’intelligenza superiore alla norma, eppure è caduto anch’egli vittima del suono sintetico che al venerdì sera ti instilla il desiderio di fonderti con questa impresentabile massa di rissosi quattordicenni dediti alla ketamina, alla violenza e alla promiscuità. se poi ti chiami enzo e ti piace millantare di essere un dj ci sono forti possibilità che tu trascorra buona parte della serata dispensando sigarette alle ragazzine delle magistrali augurandoti di riceverne in cambio favori sessuali che non arriveranno mai.
del set di carl craig cosa volete che vi dica? solitamente in questi casi ricorro a un formula di due parole che chiama in causa una nota divinità monoteista e un quadrupede scodinzolante. ma in via del tutto eccezionale eviterò di bestemmiare solo perché covo in me la certezza che la più credibile divinità monoteista attualmente sul mercato risponda proprio al nome di carl craig. il culmine del set è stato l’incontro/fusione di mouth to mouth di audion con the bells di jeff mills, pezzo che era già potentemente risuonato contro queste stesse pareti qualche mese fa per mano del suo autore. questa volta è stata una the bells rallentata e piuttosto rarefatta, in realtà nemmeno esibita troppo scopertamente, che però a contatto con la scheletrica danse macabre di audion è letteralmente esplosa in un’epifania sonora di rara intensità, come uno squarcio improvviso sulla superficie di un velo che mi obnubilava la visuale sugli ultimi trent’anni di musica e sulla sintesi, manipolazione, distorsione e creazione del suono in generale.
sabato arriviamo al cinastic sotto la pioggia, senza danilo ma con enzo e fabio decisamente sul piede di guerra in fatto di bpm e una sparuta schiera di adepti al seguito. in primis la first lady, decisamente avversa alla musica che porto in giro ma costretta a sottomettersi al sacro vincolo in questo momento della nostra unione che credo per lei rientri nella categoria “nella cattiva sorte” (e quando mi guarda con quegli occhioni traboccanti disperazione e mi chiede “ma ritornerai mai ad ascoltare della musica normale?”…). seguono un GG garella che per uno strano scompenso ormonale sta assumendo le fattezze di un narcotrafficante portoricano e un mich che per lo scompenso ormonale che tutti auspicavamo ha dismesso le fattezze da giovane cocciante che ancora campeggiano sulla foto della sua patente. è capitato che oggi qualcuno mi chiedesse “c’era gente?” e io francamente non so cosa cazzo rispondergli. nel senso che si è verificato questo strano fenomeno per il quale sono arrivate svariate decine di persone, direi una fottutissima folla, solo che tendevano a entrare per prendersi da bere, buttavano un orecchio alla nostra proposta sonora e poi facevano letteralmente a sberle per uscire il più in fretta possibile e campeggiare per tutta la sera fuori dal locale, a fumare centinaia di sigarette al freddo pur di non dover ascoltare nemmeno l’eco dei nostri sforzi. risultato pista vuota e un’adunanza popolare di rare proporzioni sulle scale antistanti al locale. enzo e fabio che sono più scafati se la sono cavata con un’alzata di spalle, io mi sono fatto prendere dallo sconforto e ho cercato consolazione in un surrogato liquido del pubblico, al punto che il barista a un bel momento ha dovuto fingere un guasto allo spillatore per allontanarmi dal bancone. l’unica folla presente al mio set era dunque quella delle bottigliette verdi che si sono presto assiepate sul tavolino, al punto che ho quasi pensato di far rimuovere il mixer per riuscire a farle stare tutte. fabio mi aveva anche lasciato in eredità due ballerini abbastanza motivati, solo che da vero burocrate della consolle ci tenevo spasmodicamente a rispettare la scaletta e volevo a tutti i costi iniziare con un pezzo dei burial che si chiama distant lights che ti penetra nel cervello e non ti molla più. io avevo letto in giro che al sud di londra la gente vanno fuori di melone per questa roba qua e allora mi son detto se la ballano a south london non vedo perché non devono ballarla a ivrea. col cazzo. comunque la desertificazione della pista è un fenomeno che secondo me prima o poi dovrebbero provarlo tutti perché ti insegna a tenere la testa alta di fronte alla avversità della vita. mi sono anche detto: saranno andati a prendere da bere, adesso metto qualcosa di suadente e me li vado a riprendere. col cazzo. sono andati via per non tornare mai più. e dopo di me il povero enzo si è dovuto prodigare in una serie di infruttuose marchette radio friendly che riuscissero a risuonare sulle scale fuori per far riemergere il pubblico sommerso. niente. sono dovuto intervenire quando l’ho visto che sudando copiosamente picchiettava le dita sulla custodia del singolo di paris hilton, e per fortuna sono riuscito a bloccarlo quando ormai il carrello del lettore stava già rientrando.
poi cazzo tutti lo sanno che l’elaborazione della risacca domenicale richiede quiete, silenzio, armonia. e invece è tutto il giorno che siamo logorati dallo psicodramma felino tuttora in atto nel nostro salotto. abbiamo portato a casa Zazie, la nuova gattina, solo che invece della gattina devono averci rifilato una iena, perché è tutto il giorno che soffia come un’isterica, quando mi sono avvicinato per salutarla mi ha accolto sputandomi in faccia ma almeno so che non è un problema solo mio perché ha sputato in faccia pure l’orsacchiotto che gli avevamo dato per fare un po’ di simpatia. per non parlare di Micho al Mas Macho, che aveva cercato di accogliere la nuova arrivata con un certo numero di buoni propositi, ma quando si è avvicinato lei ha incominciato a produrre una serie di spaventosi suoni esoterici che devono avergli ucciso l’anima, visto che nonostante gli otto anni e gli otto chili in più è dovuto scappare via come un ladro rintanandosi in un angolo dal quale non credo uscirà molto presto, peraltro ricordando a tutti noi cosa significhi non possedere più i testicoli che gli erano stati dati in dotazione.
fine.
qui trovate le ambitissime scalette. nutritevene

atroC.T.X.Z.B.tion

Wednesday, October 11, 2006

in it for free drinking












occasione di riscatto per chi fosse stato così stronzo da perdersi la serata del pueblo.
affrontiamo la nostra prima trasferta in formazione d'emergenza, privi di danilo che per inderogabili ragioni di codardia ha rifiutato di esibirsi di fronte al pubblico di casa sua. per tutte le ragazzine che amavano eccitarsi guardandolo ammiccare verso il pubblico mentre spingeva i bassi di sexual healing di marvin gaye, muovendo anche le labbra durante il ritornello, rimandiamo alla prossima data torinese.
personalmente la mia playlist conoscerà un sostanziale intamarrimento. verrà dato molto più spazio al mio nuovo idolo matthew dear aka audion. talmente tanto spazio da non escludere che io butti dentro il suo ultimo fabric per andare al bancone a sfondarmi di birre gratis. seccamente smentite le insistenti voci di una mia imminente svolta dubstep.

wrong pitching alliance @ cinastic

atroC.T.X.Z.B.tion

Monday, September 25, 2006

last night a dj screwed my night part 2 (the dj fade into the waiter dj scum re-edit)















per voi poveri stronzi che lo vivete solo di riflesso dovete sapere che lo show business è una roba bellissima. che una volta che sei dentro schiudi gli occhi a mezzogiorno col cervello ronzante e non puoi far altro che rigirarti e sorridere maliziosamente pensando a tutte quelle inutili merde che vengono ai tuoi set per dimenticare la loro vita di stenti e di lavori umilianti e logoranti che gli bastano appena per mettere da parti i dieci neuri che gli servono al sabato sera per ingoiare un paio di beveraggi per sentire meglio il battito che tu gli stai dispensando. il problema sovviene caso mai quando ti accorgi che non è mezzogiorno ma sono le nove e mezza, che è sabato mattina ma che tu dio cane devi andare lo stesso a lavorare perché più che il dj a guardarla dalla giusta prospettiva fai il cameriere ai matrimoni e i sabati di settembre pare proprio che alla gente gli piace un sacco di sposarsi e tu sarà il caso che alzi il culo visto che ti sei indebitato per comprare i dischi da mettere su la sera prima. e invece che l’esaurimento di tutti i cicli di sonno che ti starebbero spettati a darti la sveglia è Micho el mas Macho, che sta provando a leccarti via dalle braccia quella patina maleodorante di whisky & cola che hai trasudato nella notte. e quando la first lady non dorme con te Micho el mas Macho è già piuttosto incazzoso di suo ma quando gli va in circolo il whisky & cola diventa una bestia assetata di sangue e si avventa sul tuo corpo reso inservibile dagli eccessi della sera prima e mentre stringe i denti sul tuo avambraccio non puoi far altro che biascicare che quando ti riprendi gliela farai pagare cara. in realtà quando ti sarai ripreso sarai ormai lontano, dentro un grosso salone illuminato, una pillola di ginseng ti sta rilasciando nello stomaco il suo blando potenziale eccitante e hai addosso un gilet nero in tinta con il cravattino che umilia il ricordo della t-shirt dei cramps che esibivi la sera prima dietro la consolle. sei di nuovo chino ma sotto di te un vassoio di carne sanguinante ha preso il posto del mixer e invece del ragazzo calvo che ti guarda con ammirazione chiedendoti “oh, ce l’hai villalobos?” ti ritrovi davanti agli occhi il padre della sposa che cortesemente ti fa presente che magari sì, un’altra fetta di carpaccio di manzo con rucola e castelmagno la prenderebbe volentieri. e le tue dita scorrono sul metallo e pinzano un brandello rosso fuoco con la stessa abilità e con la stessa eleganza con cui hai lasciato che i bassi rotolanti di just a man di audion deflorassero dolcemente il beat frantumato di her (jms dub) di soulphiction. e tu lo sapevi che sarebbe successo perché l’hai sentito nella cuffia, quello strumento di preveggenza sonora che ha il potere di elevarti al di sopra delle masse, il canale audio che gli altri non hanno, l’ulteriore organo di percezione sensoriale che tutti ambirebbero ad avere e che comunque come strumento di lavoro è sicuramente più accattivante di questo farfallino che ti stringe la carotide.
e comunque la serata è andata via alla grande.
molto bene danilo e fabio, decisamente sotto tono dj enzo, probabilmente a causa delle randellate sulle orecchie ricevute a pro-evolution soccer poche ore prima del suo set. una lezione di calcio, di vita e di umiltà che purtroppo lo ha segnato nel profondo, lasciandolo per tutta la sera in modalità cagnolino bastonato. un colpo durissimo, difficile da digerire, che però dovrebbe restituirlo al mondo con una nuova consapevolezza. noi altri tre membri della wrong pitching alliance gli ci siamo prontamente stretti intorno in questo suo difficile viaggio nella sua nuova condizione di perdente.
io ero tranquillissimo. le settanta sigarette succhiate tra le 22.45 e le 23.15 hanno fatto in modo da intasarmi i polmoni quel tanto che bastava per sospendere momentaneamente l’afflusso di sangue pulito al cervello lasciandomi in quello stato di semi inconscienza che ha favorito la fluidità dell’esordio alla consolle. quando ho tirato via dal cellophane quella clamorosa compilation della perlon che risponde al nome di superlongevity 4 ho dovuto sopprimere una crisi di pianto. un po’ per l’emozione, un po’ ripensando alle 22 zucchine che ho dovuto posare sul bancone di les yper sound per ottenerla. però bisogna dire che giuda bastardo quando senti rimbalzare sulle pareti del locale un pezzo come in the shadow di melchior productions sai esattamente dove cazzo sono andati a finire i tuoi soldi. stava andando tutto bene fin quando dj enzo non è rientrato in modalità bagaglio smarrito e mi si è lanciato contro urlando “c’è la sjae, c’è la sjae, butta via tutto!!!”. così ho stupidamente tolto il cd (peraltro originale con tanto di bollino in copertina) e sono andato incontro a una decina di secondi di silenzio, mentre dalla finestra del pueblo vedevo allontanarsi due signori che erano probabilmente entrati per chiedere se la punto in doppia fila era di qualcuno e che dj enzo aveva invece scambiato per dei temibili burocrati.
che dire. spero davvero tanto che il calendario si infittisca e che questa storia vada ancora avanti a lungo, almeno fino a quando i gestori dei locali non capiranno che se invece di aprirci le porte del bar ci danno mille euro a testa ma ci fanno pagare la roba che beviamo forse gli costiamo di meno.

atroC.T.X.Z.B.tion
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