Tuesday, November 02, 2004

the sadness after sex classics (1)

dischi: d.i.t.c.- s/t (2000, tommy boy music)

matt conaway sulle colonne di allmusic viene subito al punto: “era dai tempi dell’invasione shaolin (wu-tang clan) che il mondo dell’hip hop non era testimone di un tale assemblaggio di talenti”. le probabilità che da questo disco non uscisse un capolavoro erano francamente esigue. d.i.t.c. (diggin’in the crates) è la crew che riunisce alcuni nomi storici della scena hip hop underground (e non) newyorkese. fat joe, diamond d, big L (r.i.p.), o.c., show, lord finesse, buckwild & a.g. fanno parte del gruppo, big pun (r.i.p., se volete fare del rap non scegliete mai un nome con il suffisso “big”), krs-one, dj premier (uno dei produttori più geniali mai apparsi sulla scena), cuban link e altri collaborano al disco (l’unico in studio, preceduto da una serie di concerti in tributo a big L). si parte con thick, e la produzione di premier è davvero al massimo (basta ascoltare il traballante “rockwilder mix” della stessa canzone per accorgersene). un refrain killer cantato al femminile (Thick is how I got my whole click to sound \Thick is how we gets down from town to town \If you didn't know this click can't be touched \ If your click ain't thick you ain't fucking with us) completa un pezzo indimenticabile. nel resto del disco c’è spazio per il gioco di squadra e per alcune sortite individuali. “day one” è un magnifico notturno lento prodotto da diamond e cantato da lui in compagnia di lord finesse e big L (I went from standin on the corner sellin cocaine\ To rippin shows live on stage the hoes yellin my name \To be precise rippin mics is the light of my life…), in drop it heavy trovano spazio le guest star krs-one e big pun (è doloroso il modo in cui prende fiato tra una rima e l’altra, indice della cattiva salute che lo porterà alla morte pochi mesi dopo), in da enemy è ancora premier a gestire i microfoni di big L e fat joe. due assoli: l’ottima champagne thoughts (o.c. prodotto da buckwild) è purtroppo deturpata dai silenzi inseriti per qualche assurda ragione a censurare le volgarità, mentre ebonics è l’ultimo successo di big L, una vero e proprio dizionario dello slang del ghetto che immortala al culmine della carriera (morirà prima dell’uscita del disco, a soli 24 anni) un MC straordinario, rapido, fiammeggiante (flamboyant) e pieno d’inventiva: Check it, my weed smoke is my lye \A ki of coke is a pie \When I'm lifted, I'm high \ With new clothes on, I'm fly \(…)Cocaine is nose candy, cigarettes is bones \(…) I know you like the way I'm freakin' it \ I talk with slang and I'ma never stop speakin' it. la produzione di premier tira a lucido un pezzo splendido che però in the big picture (il disco postumo di big L) suona troppo scarno ed essenziale. la sua orazione funebre è pronunciata nel morbido r’n’b di tribute da a.g., finesse e o.c. (If I recall it was Valentine's Day \Me and the misses gettin ready for a night on the town to parlay \The phone ring, I check the caller ID\ Seen your phone number, damn I shoulda answered it \If I had the slighest idea that was gonna be our last convo).

atroC.T.X.Z.B.tion feat. matt conaway
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