Wednesday, November 03, 2004

the sadness after sex classics (10)

venerdì, ottobre 10, 2003

vasca di degustazione sensoriale (vista): elephant
l’apertura di questa nuova rubrica è dovuta alla necessità di mettere ordine all’interno del blog. da quando abbiamo aperto non abbiamo fatto altro che inaugurare rubriche, molte delle quali sono ancora ferme alla prima puntata. la vasca di degustazione sensoriale ospiterà le seguenti vaschette: (vista), (suoni) e (alcol). nella prima mi occuperò di cinema, attività ludico-ricreativa che tra l’altro odio, ma sulla quale sono anche scandalosamente preparato. esercito il mestiere di recensore cinematografico da un’altra parte, quindi qui mi riservo di scrivere le consuete merdate inattendibili (tanto per essere chiari questa affermazione mi tutela da qualsiasi azione legale verrà presa nei miei confronti, tipo rimborsi dei biglietti). i voti assegnati ai film saranno: sì/ no/ merda. i classici saranno invece giudicati da un tribunale a parte per evitare che si mischino con le nefandezze che impiastrano i nostri piccoli e grandi schermi (a questa categoria appartiene la totalità della produzione cinematografica passata e presente, con l’eccezione di una manciata di film che vi verranno segnalati in futuro). (suoni) si occuperà di suoni, dalle flatulenze più fragorose ai dischi che ascolto (nel caso dell’ultimo di david sylvian ribadisco che la differenza è minima).la rubrica sull’(alcol) tornerà presto, non temete. dopo la grappa di rose cinese arriverà la recensione di uno degli alcolici più temuti al mondo. ma veniamo al film di oggi, che è elephant di gus van sant, interessante esperimento anticinematografico di fantascienza postbretistonellisiana (chissà perché cazzo il correttore di word non accetta questa parola). van sant cerca di rimettere in scena un sanguinosissimo evento di cronaca. volendo farne un’opera di finzione occorre fare i conti con l’evento reale, peraltro analizzato chirurgicamente l’anno scorso da michael moore in bowling for columbine. in elephant, van sant immagina che un ragazzino biondo venga inviato dal futuro per sventare il massacro avvenuto all’interno del liceo di columbine. qui entra in gioco il concetto di slackness. il protagonista incarna alla perfezione l’immagine del liceale americano. un ciuffo di capelli biondi gli ricade sugli occhi lasciando intravedere una personalità debole, svogliata, intorpidita da uno stile vita troppo occidentale perché l’agire possa prendere il sopravvento sulla dose d’inerzia che il governo e le multinazionali forniscono ad ogni loro cittadino. ad ogni modo il ragazzino biondo dimentica presto il suo compito e cammina svogliatamente per i corridoi del liceo seguito da una macchina da presa che egli non può vedere, essendo che per farlo sarebbe necessario possedere quei fantomatici occhi anche di dietro che vengono invece dati in dotazione a tutti gli insegnanti delle scuole elementari dell’impero. vedendo due suoi coetanei entrare nel liceo in tuta mimetica e armati fino ai denti ricorda la sua missione e cerca svogliatamente di tenere alcuni passanti fuori dal set in cui viene girato elephant (il liceo columbine) e in cui si consumerà il massacro. il tentativo è un classico esempio di buttafuorismo filmico prelevato dalla tradizione dei film horror, nei quali però questa funzione veniva esercitata spesso dal titolo (non aprite quella porta, non entrate in quella casa) o da immagini particolarmente lugubre miste a una colonna sonora paurosa (non percorrete quel corridoio con un triciclo).
voto: sì
atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 10/10/2003 00:53
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