Wednesday, November 03, 2004

the sadness after sex classics (11)

sabato, novembre 22, 2003

songs that saved my life(2): can’t put your arms round a memory/play whit fire/i only wrote this song for you (johnny thunders)
prendendo in prestito una frase di una canzone degli smiths ho finalmente trovato un titolo decente per questa rubrica, che oltre che parlare delle mie canzoni le contestualizzerà autobiograficamente. quest’oggi analizzeremo le tre canzoni che costituiscono il cuore di un oscuro bootleg di johnny thunders intitolato have faith, pubblicato nel 1992 dalla fan club records. sono tre pezzi che se non hanno salvato la mia vita per lo meno sono state un punto cardine della mia formazione di maniaco dei dischi. si era al liceo (metà anni 90?) e in quel periodo mi rifornivo presso un negozio di dischi di casale monferrato (discomania, poi trasferitosi dall’altra parte della strada e ingranditosi grazie alla competenza e alla lungimiranza del gigi, fondatore e proprietario del negozio). i miei agiografi ricorderanno quegli anni come il mio periodo punk. di lì a pochi mesi sarebbe scattata in me l’ossessione per il primo hardcore italiano (1980-1984) e sarebbe iniziata la lavorazione della mia prima creatura editoriale, la fanzine concepita da luca (compagno di banco) e me, l’indimenticata delinquency – anarcohcpunkammerda’zine, purtroppo fermatasi al numero 0. ovviamente i pezzi che si alternavano nel mio lettore erano piuttosto sporchi e violenti, ma improvvisamente mi ritrovai come per incanto ad ascoltare ossessivamente queste tre canzoni d’amore registrate dal più perdente dei punk rockers a tokyo nel 1988 (johnny thunders è stato uno dei tanti big in japan). can’t put your arms round a memory è un pezzo scritto da lui, che compare nell'ottimo so alone (uno dei pochi dischi in studio in mezzo a una miriade di live più o meno ufficiali) e che è stato poi anche coverizzato dai guns n roses, da sempre suoi grandissimi ammiratori (gli avevano anche dedicato una canzone su use your illusions). quella in studio è una versione elettrica, molto bella ma troppo pulita e ben eseguita. qui invece c’è solo lui che canta sommessamente con la sua vocina stridula, accompagnato solo dalla sua chitarra acustica. ne esce una scalcagnata e malinconica cantilena in grado di strappare il cuore al primo ascolto. play with fire è un pezzo dei rolling stones, che compare solo sulla versione americana di out of our heads (non chiedetemi perchè una delle loro più belle canzoni degli anni 60 sia di così difficile reperibilità). delle tre canzoni in questione è la mia preferita e in questa registrazione per me sono racchiuse l’essenza e l’attitudine di questo sfortunato e geniale punk rocker italo americano (prometto un post su di lui a breve). ancora solo voce e chitarra acustica. parte l’intro e quando thunders inzia a cantare gli esce una specie di assurda voce a la tom waits: well you got your diam... si interrompe, scatarra e riparte. well you got your diamonds/ and your pretty clothes/ the chaffeur drives your car/ and you let everybody know. but don’t play with me ‘cause you play with fire/ but don’t play with me like i play with fire. in un solo minuto e quarantasei secondi mi sembra di ritrovare tutta la poesia e la sporcizia del rock n roll più puro. tra l’altro era una delle canzoni preferite di thunders, grandissimo ammiratore ed improbabile emulo di keith richards (ci rivedo, non so perchè, lo stesso tipo di ossessione che lega peter murphy a david bowie). i only wrote this song for you è invece una classica canzone di cuori spezzati, tenera e sporca allo stesso tempo, che riesce ad essere struggente nell’ingenuità di un paio di accordi e di un testo scarno e quasi infantile. i only wrote this song for you/ it’s about the way that i feel/ oh you made my life/ oh you made everything alrite/ you took away my tears/ you gave me new ideas/ and now you’re gone. don’t go away/ oh i was so fine/ remember when we drank wine/ i’m sorry we never had a home/ but babe i feel so alone. e questo è quanto. prima di queste tre ballate c’è un altro pezzo acustico, una cover di joey joey di bob dylan. tutto intorno i suoi cavalli di battaglia, classici come personality crisis (new york dolls), too much junkie business o chinese rocks (somebody called me on the phone/said hey, is dee dee home), un inno del punk rock i cui credits parlano da soli (thunders/ramone/nolan/hell). e in chiusura la splendida born to lose, la canzone che è stata in fondo il suo manifesto programmatico.

atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 22/11/2003 23:02
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