Wednesday, November 03, 2004

the sadness after sex classics (16)

lunedì, dicembre 22, 2003

this motherfucking world (15): this is turin not l.a.
da quando sono ritornato a torino sarò uscito una decina di volte, lo statuto di nightclubber non si addice certo ad atroC.T.X.Z.B.tion. però ieri sera a fine cena avevo ancora qualcosa da dire e forte della gradazione alcolica faticosamente accumulata decido che sono pronto per la notte di torino. si pone il problema di ricoprire le mie membra con un abbigliamento in grado di farmi sembrare sufficientemente giovane. scelgo la felpa rossa dell’inghilterra che tutti mi invidiano e che conferisce quell’aria da provetto hooligan per cui tutti mi stimano. arriviamo davanti a questo posto in cui non sono mai stato e lontano un chilometro si vede una quantità allucinante di gente in coda per entrare. una roba del genere basterebbe per dirottarmi nel bar di piazza castello aperto ventiquattrore a inghiottire grappe nardini per chiudere la serata. ma sono con quattro donne, tre delle quali sono clienti abituali, che mi rassicurano sul fatto che è da escludersi che rimarremo qui fuori a gelarci in culo insieme a questa massa di stronzi. in effetti scopro che presentarsi accompagnati da quattro donne è un lasciapassare universale che ti permetterebbe di skippare anche la fila per entrare in pellegrinaggio alla mecca. la selezione all’ingresso è affidata a tre buttafuori nordafricani. ora, io avevo promesso di non entrare in polemica, però rimanere impassibili di fronte a queste tre facce di merda è un’impresa epica. io che sono fuori dal giro ignoravo che la categoria dei buttafuori fosse tanto sgradevole. impugnando lo scettro delle briciole di potere conferitogli, questi uomini con l’auricolare ("i wish i had my own walkie talkie", cantava mr.e) adorano tenere per i coglioni il fiume di gente che rimane fuori a congelare aspettando un loro cenno. l’arroganza con cui decidono le sorti delle nostre (vostre, più che altro) serate è una roba che dovrebbe bastare per fargli dare quindicianni di carcere. il loro compito consiste nell’insultare tutte le persone di sesso maschile che vorrebbero entrare, minacciando di aggredire chiunque e comportandosi sempre come in una situazione di tensione estrema anche quando la tranquillità regna sovrana. ci lasciano entrare, le ragazze passano, solo che io vengo bloccato e spintonato indietro come un sacco di merda, "stai indietro tu, chi ti ha detto di entrare?! vai indietro e non rompere i colioni!". indietreggio in silenzio, ma questo stronzetto non s’immagina neanche ce ci avrei messo due secondi ad aprirgli in due quel suo grasso culone maghrebino con una mossa di kung-fu shaolin, disciplina nella quale dopo dieci lezioni sono considerato una leggenda vivente. alla fine entro, però non ci sono davvero parole per descrivere quanto merde fossero questi tre trangugiatori di thè alla menta. si credono di essere sonny liston, chiedono "la smettete di spingere o dobbiamo iniziare a spingere noi?", ma se tutti quelli fuori si ribellassero si ritroverebbero il cervello sparpagliato lungo via delle rosine. stronzi. il problema è che mantenere un’ubriacatura è come mantenere un’erezione e questo tipo di shock o sconvolgimenti o incazzature varie ti ripuliscono il cervello e ti ritrovi d’improvviso troppo sobrio per poter affrontare uno schifo di locale come questo, specie per un noto sociopatico come il sottoscritto. morale della favola appena entro mi manca subito la benzina. l’ideale in questi casi e trangugiare una certa quantità di birra fresca. bene, parto con la prima e mi becco una coltellata di rara violenza. sei euro del cazzo per una bottiglia di becks. volendo dare l’idea delle proporzioni del dramma si tratta di circa venti centesimi al centilitro. per una cifra del genere pretendo che venga un fottuto monaco belga a spillarmi una pinta di birra di serie A, di sicuro non questa pisciazza mitteleuropea in un bicchiere di plastica. fatto sta che l’unica roba che ci si può permettere in questo cesso è uno shot di pampero scuro abbinato a uno shot di succo di pera. non lo so, si vede che è l’offerta del giorno. sono in riserva e non mi posso permettere altro, quindi mi ingoio un paio di questi anche se la risacca da pampero scuro per me è una delle più temute. tempo che mi salga tutto e ci siamo già rotti le palle. pascoliamo un’oretta dentro la sala black music, ma si sente subito che il dj di sicuro non è il residente di un club di new york, perché la qualità dal suo set è scadente da fare paura, diceva bene morrissey quanto cantava di procedere a un’esecuzione sommaria del dj. come se non bastasse ci propone anche la canzone più brutta mai incisa nella storia, un pezzo giamaicano in stile sean paul (che ha imperversato tutta la serata e che io considero l’incarnazione del male) inframmezzato dal campione di violino degli stones che stava anche in bittersweet simphony dei verve. una roba che ridisegna il concetto di cattivo gusto, per il resto tutte merdate pescate dal palinsesto pomeridiano di mtv. mentre danziamo ci si avvicinano due energumeni vestiti di un solo microtanga rosso e anfibi. spero siano sul libro paga del gestore del locale e che non facciano di queste cose di loro spontanea volontà. la maggior parte delle persone era vestita da fare schifo e vivrò il resto dei miei giorni nella vana speranza che prima o poi qualcuno proibisca quei tristissimi stivaletti da boxeur (anche per i boxeur, mi piacerebbe vederli combattere in infradito). mi sono moderatamente divertito.colgo l’occasione per fare i più sinceri auguri a tutto i lettori di sadness after sex. la vostra fedeltà alla rivista è la mia più grande soddisfazione e mi auguro che questo duemilaequattro sia per voi gravido di soddisfazioni e divertimento.atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 22/12/2003 22:09
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