Saturday, November 06, 2004

the sadness after sex classics (20)

martedì, febbraio 03, 2004

vasca di degustazione sensoriale (immagini)jean eustache- i fantasmi fallocratici di un cineasta fallito.
les fantasmes phallocratiques d’un cinéaste raté era il titolo di un articolo molto polemico scritto da una giornalista su una rivista medica al tempo dell’uscita di une sale histoire (accusato stupidamente di sessismo). sarebbe stato poco sensato ma divertente intitolare così la rassegna (iquasi completa, manca le cochon )dei film di jean eustache che avrà luogo a febbraio a bologna e a torino (cinema lumiere e cinema massimo). si chiamerà invece frammenti di un discorso amoroso- il cinema di jean eustache. non nego di aver preso in considerazione lo stesso titolo per la mia tesi ma l’ho scartato presto, perché legherebbe indissolubilmente il tutto all’omonimo libro di roland barthes e poi punterebbe il faro solamente su la maman et la putain, il suo film più famoso ma non il suo unico film. che gli altri film di eustache possano in qualche modo essere frammenti di un discorso amoroso mi sembra deviante. in realtà tutto il suo cinema, tutta la sua vita, sono stati un continuo procedere per tentativi alla ricerca di qualcosa. è facile scambiare per frammenti impazziti questa manciata di film che oscillano per durata tra i dieci minuti e le quattro ore. a volte sembrano piuttosto dei film a tesi, fortemente voluti e lucidamente pensati. tanti piccoli manifesti teorici ( une sale histoire più di tutti gli altri) di un cinema che passo dopo passo cercava di regredire allo stato di natura, ai fratelli lumiére, alla macchina da presa posata in un punto a registrare un avvenimento, come se alle prime immagini del cinema fosse stato fatto dono della parola. il suo cinema è stato in fondo un lavoro follemente utopistico di trasposizione della memoria individuale su pellicola. discutendo con le poche persone che ho intervistato a parigi si finiva sempre prima poi a parlare sottovoce delle ragioni che potrebbero averlo portato al suicidio. è un discorso disturbante, ma dovendo formulare un’ipotesi analizzando la sua opera, direi che ogni suo film è un tentativo disperato di cucirsi addosso alcuni eventi della sua vita. un tentativo di cristallizzare la memoria per aggrapparsi alla vita che nasconde un continuo scivolamento verso la morte. ogni film ha una sua storia e troppe volte nel caso di eustache questa storia è entrata in rotta di collisione con quella che il film raccontava. la maman et la putain nacque dalle registrazioni e trascrizioni continue dei dialoghi avuti in quegli anni con le persone che saranno poi i personaggi del film (girato negli stessi luoghi dove sono avvenuti gli eventi reali). però eustache creò un meccanismo fatale di traslazione dei ruoli, facendo interpretare ad alcune di quelle persone il ruolo di altre, utilizzando solo due attori per due dei ruoli principali. nella sua autobiografia, bernadette lafont, lamenta il fatto di sentirsi a disagio per aver usurpato il personaggio di quella che potremmo chiamare la maman, ispirato a cathrine garnier, la ragazza che lavorava come costumista. il film è dedicato a lei, perché la visione del film la turbò a tal punto da condurla, poche ore dopo, al suicidio. fu la reazione di chi vide in faccia il proprio fantasma, la riesumazione di un corpo e delle parole che avrebbero dovuto andare depositate nella memoria. fu lo stesso procedimento di messa in scena che due anni prima portò alla realizzazione di numero zero, film rimasto per lungo tempo inedito, in cui eustache chiede alla nonna materna di rievocare alcuni momenti della sua vita. è un film composto da due sole inquadrature, in cui i due siedono a un tavolo con un bottiglia di whisky, unico strumento di propulsione della parola e del ricordo. "peut-etre que le travail du cinéaste, c’est de lutter contre le réel", afferma in un’intervista a cinematographe. se il lavoro del regista è quello di lottare contro il reale, une sale histoire fu il punto di rottura, lo scollamento definitivo fra le due possibilità del cinema di porsi di fronte al reale (filmarlo e basta oppure ricostruirlo prima di filmarlo). di fronte al bivio eustache sceglie di intraprendere tutte e due le strade, filmando lo stesso evento (il racconto di un episodio di voyeurismo) in due modi diversi, montati uno di fianco (o di fronte) all’altro. l’approdo a una sorta di ingenuità che fu probabilmente il punto d’arrivo della sua riflessione sul cinema (quello dei suoi maestri guitry, renoir, dreyer, mizoguchi, a tratti bresson), specchio e catalizzatore delle sue ossessioni più grandi (le donne e il cinema stesso), macchina di registrazione/riproduzione della vita che della sua vita si è sempre avidamente nutrito.
le due rassegne di febbraio saranno una delle poche occasioni che avrete di vedere questi film in italia (con l’eccezione de la maman et la putain, che passa ogni tanto a fuori orario). un’altra buona ragione per venire a torino è di assicurarsi una copia del programma. nell’articolo riguardante eustache, una persona di cui ignoravo l’esistenza scrive: -sul sito di presentazione della riedizione di numero zero resta l’appello di uno studente italiano che in francese incerto chiede accorato: "ditemi come posso vedere questi film, in italia non esistono". il forum in questione è questo, vi lascio indovinare chi sia lo studente italiano dal francese ignobile.
atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 03/02/2004 22:21
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