Saturday, November 06, 2004

the sadness after sex classics (21)

this motherfucking world (16): affinità e divergenze sul conseguimento della maggiore età
ieri è stata una giornata particolare. a mezzogiorno ho sentito improvvisamente, per la prima volta nella mia vita, l’impulso fortissimo di lavare la macchina. una mansione che ho sempre trovato piuttosto inutile, eppure ho provato un certo godimento nel vedere rimuovere quel sempiterno strato di polvere dal benzinaio più scazzato della pianura padana (-può aspirare anche dentro per favore? –no.). stasera il fratello di rob festeggia la sua leva (festa paesana che avviene in occasione del conseguimento della maggiore età) e siamo invitati alla cena nella palestra del paese limitrofo al mio. questo manipolo di diciassettenni esige un finale danzante in discoteca e io e rob siamo autisti sobri designati. bella schifezza, con ancora le pubblicità progresso della tele in questi giorni di morti schiantati contro gli alberi che dicono “se non mi fossi messo al volante dopo quell'ultima birra...". sobrio in una discoteca di provincia è uno psicodramma magnificamente sintetizzato dal commento di rob: “cazzo, non possiamo neanche portarci un libro da leggere... va a finire che dobbiamo stare tutto il tempo a limonare sui divanetti”. ogni minuto che passava mi sembrava di invecchiare di un anno, anche perchè mi presento alla cena con copia omaggio di kick out the jams per il fratello di rob, nel tentativo paterno di sopirne le pulsioni metallare. c’è un sacco di gente che ha una quantità spaventosa di anni in meno di me e poi individuo una serie di ex-compagni di classe. in questo contesto di tavoloni imbanditi in palestra avverto l’emergere di un certo grande freddo. il massimo della tristezza arriva con quei campioni mancati che da bambino mi surclassavano al futbal. me li sono sempre immaginati a giocare da professionisti e vederli militare in queste categorie minori che sono un ricettacolo di sogni infranti... (no, scherzo, spero mi ucciderete quando inizierò davvero a scrivere queste merdate dei sogni infranti). fanculo, comunque. i doppi litri di bonarda locale sono un impietoso ostacolo di selezione naturale e i più giovani (però solo quelli provenienti dalla città) danno presto prova di grande mezzoseghismo, infliggendosi un sovradosaggio che li condurrà uno dopo l’altro chini sulla tazza del cesso. forte della mia esperienza mi sento in dovere di assumere il ruolo di dispensatore di buoni consigli, che consiste nel raccomandare a chiunque di vomitare sempre e comunque. sul palco un gruppo intona un repertorio di cover dei litfiba. bravi ragazzi (i coverizzatori, dico) però, proprio quando le forze del bene sembravano aver definitivamente trionfato sugli originali, è mio dovere chiedere loro di passare ad altro, affinché sia cancellato anche il loro fastidioso ricordo (dei litfiba, dico). rob accompagna a casa le vittime della bonarda, io vengo lasciato solo con un adolescente superstite che ho prontamente ribattezzato rain man, avendo reagito ai miei disperati tentativi di conversazione con tutta la verve e la scoppiettante vivacità tipica di un autistico di lunga data. allora sono andato a pisciare.
io, i miei, credo di averli sempre delusi in tutto. ci tenevano molto che io non fumassi, non bevessi, non bestemmiassi e frequentassi una facoltà rispettabile. niente da fare, però su una cosa ho fatto come volevano loro: ci tenevano molto che pisciassi seduto. scusami mamma, ma ieri sera ho saldamente mantenuto la mia posizione eretta. il bagno era in condizioni infami e sull’asse del water era pieno di carta igienica svomitazzata. per cancellarne la presenza ho cercato di pisciarla via (verso il centro), ma purtroppo non essendo un grande esperto di pisciate dall’alto ho finito che ho fatto un casino peggio di prima. la temuta trasferta danzereccia (si paventava addirittura un’incursione nel biellese) è saltata e io mi sono molto divertito. parte del merito era da attribuirsi all’ m.v.p. della serata, uno di quei personaggi che animano la vita di provincia con i loro splendidi racconti etilici, che sono l’ultimo grande baluardo della trasmissione per via orale della storia popolare. nel raccontare di aver ottenuto una scomunica temporanea di due anni dalla chiesa del paese, si farà portavoce di uno degli aneddoti più divertenti degli ultimi tempi. da chierichetto, pare che durante una cerimonia fosse incaricato di trasportare le ampolle contenenti acqua e vino. nel farlo inciampò in uno di quei sudici tappetini rossi che ornano gli altari di mezzo mondo e nel cadere la sua bocca finì proprio davanti al microfono del prete nel momento in cui lasciò partire una fragorosa bestemmia, debitamente amplificata ad uso e consumo dalla frangia più hardcore del bigottismo locale.
non lo so, forse adesso dovete uccidermi davvero, però lavare la macchina dal benzinaio, parlare con i miei amici di un tempo, bere la bonarda del contadino dentro una palestra coi festoni e le cover dei litfiba... boh, forse sono così preso dal progettare nuovi tentativi di fuga che alla fine mi ero quasi dimenticato che è da questo posto qua che provengo. un posto dove quasi non mi saluta più nessuno, nel quale torno una volta alla settimana praticamente da turista. certe volte penso che ogni individuo a una certa età dovrebbe essere deportato forzatamente da un’altra parte per un po', tanto per vedere com'è. perchè ascoltare i racconti delle vite di quelli che sono rimasti qui, cristo, mi mette di cattivo umore. mi costringe a pensare a tutte quelle merdate su cosa sarebbe successo se fossi rimasto e solo il pensiero di fare certi pensieri lo trovo disgustoso. ringrazio la persona che da qui mi ha sradicato, perchè essendo vittima di una certa pesantezza di culo avrei rischiato, rimanendo, di fare il pensiero contrario. dubito che sarebbe stato un bel vivere, perchè non ne ho la certezza, ma ci sono forti probabilità che questo posto faccia schifo.
atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 07/02/2004 17:09
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