Saturday, November 06, 2004

the sadness after sex classics (22)

martedì, febbraio 24, 2004

the winter garden (immagini): l’uscita dal ballo in maschera
mentre fumavo sul balcone l’altro giorno avevo anche pensato di scrivere un post intimista sullo scioglimento della neve causato dalla pioggia. da bambino pensavo che non sarei mai arrivato a sperare che arrivasse la pioggia a riingrigire da capo la provincia vercellese, lasciando quello sgradevole impasto marrone sull’asfalto, auspicato dagli adulti per poter risalire finalmente in macchina a costeggiare le risaie sulla strada delle grange, per riprendere finalmente a lavorare a pieno regime. preferivo lo scompiglio momentaneo, le pause forzate, la natura che ritorna a dettare i tempi della vita, a incasinare gli spostamenti bloccando il traffico e i collegamenti. evito di farlo perché immagino che nessuno abbia voglia di leggere queste cagate, figurarsi io di scriverle. però voglio ugualmente omaggiare la stagione in corso con una nuova rubrica che si occuperà della rappresentazione dell’inverno. sfogliando il libro dell’espresso dedicato al museo hermitage di leningrado ho scoperto questo quadro di jean-léon gérome (guardatelo adesso, che se no poi non capite un cazzo. qui trovate un particolare) di cui ignoravo beatamente l’esistenza. olio su tela, 68x99, dipinto nel 1857. ebbe al tempo uno straordinario successo di pubblico, che spinse addirittura l’autore a farne diverse copie, una delle quali è quella dell’hermitage (l’originale lo trovate al musée condé di chantilly, ammesso che abbiate idea di dove si trovi chantilly). stando alle mie infime conoscenze artistiche mi risulta essere un caso più unico che raro di thriller pittorico. rappresenta i postumi di un duello avvenuto all’uscita di un ballo in maschera appunto, una scena di morte violenta sulla neve, all’alba. un pierrot morente è sorretto da tre personaggi mascherati, mentre due persone (arlecchino e un capo indiano) si allontanano sulla neve. l’osservatore si trova allora a dover scoprire chi dei due sia l’assassino, utilizzando gli indizi disseminati nel quadro. nonostante il capo indiano sia ritratto di spalle riusciamo a percepire dalla sola postura delle spalle il suo turbamento, mentre arlecchino sembra volerlo a un tempo sorreggere e tranquillizzare. non indossa più il suo mantello, e le piume rimaste a terra sulla neve inducono a credere che siano cadute dal suo costume mentre era coinvolto nel duello. arlecchino avrebbe potuto invece essere avversario di pierrot per l’ambientazione da commedia dell’arte imposta dai costumi. la teatralità della scena strania l’immagine, lasciandola il bilico tra il realismo crudo del tema raffigurato e la dimensione surreale dei costumi, che strappano la scena alla realtà per portarla dentro la dimensione della rappresentazione, del falso. come se sotto la neve si nascondesse il legno di un palcoscenico, proprio perché l’irrompere della morte dentro la dimensione giocosa delle maschere esalta il dramma fino a renderlo surreale. i personaggi mascherati hanno lasciato il palcoscenico (la festa), luogo in cui la morte non è contemplata e non può esistere. avventuratisi in un terreno alieno finiscono allo sbando, e cadono nel ridicolo perché si troveranno al cospetto della morte vestendo abiti inadatti, che accentuano l’inadeguatezza di chi li veste.
la luce del mattino, ricreata magistralmente da gérome, impone una sorta di bicromatismo color seppia, che parte dal bianco in primo piano per svanire verso i toni giallastri dello sfondo. mentre pierrot impallidisce mortalmente (il colore del volto assume quello della neve), arlecchino e il capo indiano si apprestano a scomparire nel buio dello sfondo, come se abbandonando la scena del delitto stessero per sfumare nella natura circostante. il sangue è appena accennato sulla veste di pierrot (uno schizzo vicino alla mano del doge di venezia) perché il colore predominante della morte è dato dal pallore cadaverico dello sconfitto, che sta ormai uniformando la pelle al vestito, in violento contrasto con le carnagioni delle persone che lo circondano. quello di pierrot è un corpo ormai privo di vita: bloccato nella caduta dalle braccia che lo sorreggono sembra essersi ormai irrigidito, assumendo l’aspetto, il colore e la freddezza di una statua.
atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 24/02/2004 23:17
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