Saturday, November 06, 2004

the sadness after sex classics (23)

lunedì, marzo 01, 2004

le guide turistiche di sad.aft.sex: la lisbona da bere (II parte: aperitivo)
in questi mesi ho ricevuto decine di mail di lettori che mi inviavano virus terribili volti alla distruzione dell’hard disk del mio pc. mi piace pensare che fosse un modo simpatico per sollecitarmi a dare un seguito alla prima parte della mia guida turistica di lisbona. eccovi accontentati. quest’oggi analizzeremo il rituale dell’aperitivo, pratica inventata alcuni anni fa dalla lobby dei produttori di vini bianchi frizzanti, al fine di stemperare nell’alcool le tendenze suicide (che raggiungevano il culmine nella fascia preserale) degli abitanti di alcune delle più grigie città del norditalia. il requisito fondamentale per poter accedere all’aperitivo lisboeta è quello di aver correttamente elaborato la risacca della notte precedente entro le 18.30 del giorno corrente. nel caso in cui il vostro organismo fosse ancora intossicato dall’absinto rischierete solo di trascinarvi sotto il sole cocente, ridotti allo stato di larva umana, trasudando alcool e assumendo di conseguenza il colorito e l’odore di un cadavere in avanzato stato di decomposizione. succhiereste malvolentieri un paio di imperiais per poi rantolare fino a casa nel giro di un’ora, davanti a una minestrina e una telenovela brasiliana, a rimuginare sul fatto che avete sprecato la serata e perché no, l’intera vita. se avete appena concluso l’itinerario consigliato nella prima puntata lasciate perdere e tornate a casa a dormire. seguiremo sempre lo stesso percorso, quello dell’eletrico numero 28, da martim moniz in direzione chiado. la prima fermata potrebbe essere il miradouro da graça. mi sembra di ricordare che sorgesse di fianco a una chiesetta, in cima alla collina in questione. personalmente lo stimavo molto per la splendida vista sulla città e perchè vicinissimo a casa. però il chioschetto l’ho sempre trovato piuttosto anonimo e decisamente più caro degli altri. gli serbo ancora un certo rancore per un tramezzino al salmone da quattro euro (coi quali a lisbona potreste tranquillamente permettervi un salmone intero). scendendo e addentrandovi nell’alfama potreste essere tentati dai bar di cui parlavamo alla prima puntata. quelli però sono posti da sedurre e abbandonare nel giro di pochi minuti e per scaldare i motori in vista di una serata come si deve consiglierei un posto di maggior classe, magari all’aperto, dove poggiare i vostri culoni stanchi per un paio d’ore almeno. poco prima di arrivare alla catedral da sè, l’eletrico spunta fuori dai vicoli e vi si riapre davanti la vista tejo. a quel punto guardate alla vostra sinistra, in basso. lì sotto si nasconde un luogo capace di coniugare brillantemente i due concetti più amati dal maschio mediterraneo: il futbol e la birra a ottanta centesimi. cercate di fare le due cose in momenti diversi. nella stessa categoria di pensiero troviamo il bar estadio, un grande classico dei locali lisboeti di cui anche benty era un affezionato frequentatore. qui non c’è spazio per il calcio giocato ma solo per quello parlato. i gestori cercheranno di intimorirvi ringhiandovi addosso qualcosa. sono brave persone ma non nutrono particolare simpatia per la loro clientela. per raggiungere il top della gamma però proseguite oltre il chiado. un paio di fermate dopo la piazza, oltre la celebre rua da bica troverete sulla sinistra una via che si biforca. a sinistra si scende, a destra si prosegue verso uno dei posti più accoglienti e spettacolari d’europa: il miradouro o adamastor (prende il nome dalla statua del mostro marino che ci campeggia). il chiosco adiacente al miradouro è gestito da un ragazzo la cui prerogativa è quella di non accennare mai nemmeno la parvenza di un sorriso. potete sedervi sotto i suoi ombrelloni (difficile nelle ore di punta) o scendere di sotto e sedervi per terra (leggermente meno comodo ma più soddisfacente). stare lì seduto al sole a trangugiare una sagres dopo l’altra guardando il tejo e fumando tabacco scadente è probabilmente la massima aspirazione della mia vita. la vista sul fiume e sulle rotaie sottostanti è semplicemente commovente. sforzando gli occhi scorgerete al di là del fiume una riproduzione in miniatura del celebre cristo di rio de janeiro. le birre vengono sfornate (e inghiottite) a un ritmo vertiginoso dentro degli inconfondibili bicchieri di plastica (se ci penso intensamente mi sembra di sentirli ancora che mi scricchiolano in mano, ghiacciati, che pisciano fuori la schiuma mentre scendo le scale). quando avrete finito verranno puntualmente raccattati e impilati da un piccolo signore angolano fulminato ma simpatico (vi chiederà una sigaretta). alla terza birra comincerete a sentire l’esigenza di procacciarvi del cibo. risalite verso il chiosco e ordinate una tosta mista. mi piacerebbe potervi descrivere la sensazione di godimento che si prova ad addentare uno di quegli enormi toast imbevuti di burro, intagliati da una forma di pane rotondo. la quantità di cibo, l’apporto calorico e il senso di soddisfazione/sazietà corrispondono a una cena di tre portate abbondanti, eppure ho visto gente ordinarne immediatamente un secondo. più in fondo pascolano costantemente una serie di freakettoni, malabaristi, punkabbestia e parassiti sociali di varia natura che sparano cazzate e fumano la droga. nonostante i nostri sforzi di trovare loro un lavoro presso un’acciaieria del vicentino continuano a stare lì. potrebbe capitarvi di dover sopportare la loro incredibile faccia da culo nel chiedervi soldi, con frasi di culto assoluto del calibro di “hai della moneta che devo andare in algarve (nota località turistica balneare del sud del portogallo) ?”. lasciate che il sole cali, e ai primi sintomi di freddo e buio avviatevi mestamente altrove, dove cercare di anestetizzare in qualche modo l’insopportabile nostalgia per questo posto meraviglioso.
atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 01/03/2004 01:12
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