Saturday, November 06, 2004

the sadness after sex classics (34)

sabato, ottobre 02, 2004

le guide turistiche di sadness after sex: isole canarie vol. 1
dunque. viaggio potenzialmente massacrante, con sosta di dieci ore a madrid che ci permette di inforcare la metropolitana e catapultarci per le strade della capitale di prima mattina. punto i piedi tipo bambino dell’asilo e ottengo l’ennesima visita al prado che mi spetta di diritto. con le idee molto più chiare rispetto alle due visite precedenti vengono immediatamente focalizzati gli obiettivi fondamentali sui quali concentrare le nostre energie: bookshop, bagni, bar, autoritratto di duhrer, le bambine e l’esopo di velasquez. ma al di sopra di ogni altra cosa, dopo aver assestato un paio di gomitate sugli zigomi di qualche turista francese per raggiungere una posizione di favore, ci avviciniamo alla suprema meraviglia del creato, il tripudio di perforazioni anali, di cavità corporee violate e riempite con conturbante e pacifica efferatezza, tra pinguini scianti e stormi di uccelli che migrano da buchi di culo verso città in fiamme devastate dalla guerra, quell’inenarrabile delirio della visione inchiodato sul terzo pannello del trittico del giardino delle delizie di bosch. credo che non basterebbero un paio di vite per concedere a quel quadro lo sguardo che si merita.
all’uscita siamo già distrutti dalla fatica, io manifesto una preoccupante insofferenza al tabacco che è sintomo di una precaria condizione di salute. ci infiliamo in una bettola dove in cambio di pochi spiccioli veniamo nutriti abbondantemente. è incredibile come in questa città con poco più di dieci euro ci si possa permettere un biglietto della metro, una visita a uno dei migliori musei del mondo (3 euro) e un lauto pasto (6,50). ovviamente la nostalgia per quel cesso di posto da dove veniamo è già finita calpestata dall’indignazione. puntiamo a piedi verso puerta del sol e dopo la tradizionale puntata alla fnac locale e una birretta con vista panoramica di madrid dall’ultimo piano del corte ingles decidiamo che è tempo di rientrare perchè ci reggiamo in piedi a stento.
il volo per tenerife lo passiamo ad augurare il fallimento a questa compagnia aerea di pezzealculo che rifiuta di elargirci il cibo che ci spetta di diritto. all’arrivo troviamo ad accoglierci il caro amico jose affiancato da un altro paio di simpatici individui rispondenti al nome di ricky e raffa. veniamo condotti in questa casa splendida e poi sfamati e abbeverati mentre in pochi minuti abbiamo già cicatrizzato qualsiasi tipo di convenevole o distanza e ricominciamo a sparare stronzate con jose come se non se ne fosse mai neanche andato da torino e sembriamo un gruppo di amici di vecchia data mentre suo padre si unisce a noi per la pappatoria e nel giro di un paio di minuti anche con i germi dell’influenza che cercano di orizzontalizzarmi mi è già passata la voglia di svenire in un giaciglio e cerco di oliare il mio castigliano arrugginito con un paio di bicchieri mentre discuto con la gente intorno al tavolo e prima che ci affievoliamo faccio in tempo a rendermi conto che ancora una volta io e rob siamo finiti in mezzo a una banda di prima categoria.
il giorno dopo sono questa specie di merda ambulante, jose ci porta in giro per La laguna (un posto che non per dire esibisce timidamente lo status di patrimonio dell’umanità) a camminare in mezzo a questo centro storico di bellissime case coloniali, tutte con dei giardini interni che sembrano delle piccole foreste tropicali, come quello della casa di jose dove ci vive Chorissa la tartaruga. nel primo pomeriggio veniamo prelevati dal padre di jose, un uomo che ha visto giocare johann cruyff per un numero considerevole di volte, e trasportati dalle parti di Santa Cruz, ci arrampichiamo su queste montagne che circondano la città e andiamo finire al ristorante dos barrancos dove ci viene servito un pranzo di pesce che rob ha saggiamente battezzato il migliore della nostra vita e se ne sono accorte persino le mie papille gustative intorpidite. serata a ingoiare malvolentieri qualche birra con un minimo di apprensione per un turno infrasettimanale di campionato e la temperatura corporea sale oltre il livello di guardia. giorno dopo a bajamar a guardare rob e jose che si bagnano in queste piscine salate di fronte al mare con un minimo di giramento di coglioni per non poterli imitare. passa a prenderci ricky e voliamo verso un ristorante che è considerato un classico qui in città, mangiamo delle costolette indimenticabili con txetxo e cecilia che ci invitano a casa loro ad asciugare una bottiglia di amaretto di saronno, ormai cementiamo legami in poche ore, giochiamo col loro gatto, mi intrattengo con txetxo, raro esemplare di archeologo punk, a discutere di futbol (atletico madrid) e della nostra comune passione per i cockney rejects e mi regala il cd del suo gruppo, la leggendaria gran banda mandinga. l’amaretto ha come dire scaldato i motori allora io, rob e jose finiamo in un locale intitolato a keith haring dove ci lavora El maño, il chitarrista della banda mandinga, un uomo divorato dalla passione per il milan e umberto tozzi. come se non bastasse che elargisce tutta una serie di beveraggi extra mi regala anche la maglietta del gruppo, e a quel punto sono ormai talmente commosso dalla quantità di gente straordinaria che sto conoscendo che non posso esimermi dal regalargli la mia adorata spilla dei gbh. all’uscita in strada c’è un bordello di gente e un ambulanza che sta forse ricucendo le conseguenze di qualche rissa e incontriamo questo poliziotto che ci fa presente che loro sarebbero seriamente intenzionati a fare un lavoretto di manganello per dare una ripulita alla strada. dopo aver attentamente esaminato la situazione decidiamo che forse è il caso di togliersi dalle palle veloce, concedersi una dormita come si deve che domani mattina ci sarebbe da prendere l’aereo per fuerteventura con una risacca da amaretto di saronno in pieno svolgimento.

credo continuerà.

atroC.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 02/10/2004 23:09
giovedì, ottobre 14, 2004

le guide turistiche di sadness after sex: isole canarie vol. 2
al mattino dopo sento in giro starnuti e nasi colanti, pare che abbiamo importato questo virus del cazzo in un paradiso di sole e mare dove la gente non si ammala mai, allora mentre io mi riprendo crollano nell’ordine prima rob e poi jose. leggo su un quotidiano sportivo che anche quel cagone di beckham è in dubbio per domenica prossima causa sindrome influenzale, infatti mi sono come dimenticato di dirvi che durante la breve sosta a madrid sono stato dieci minuti a starnutirgli sulla porta di casa sperando di infettarlo. all’aeroporto un’addetta alla sicurezza si fissa su di me e quando infila i guanti in lattice temo seriamente la perquisizione anale ma alla fine mi lascia andare senza frugarmi negli intestini e ce ne andiamo al bar a improvvisare la combinazione caffè/panini di jamon serrano come rimedio antirisacca. cambiamo isola, all’arrivo a fuerteventura viene a prelevarci Daniel, direzione Puerto del Rosario. siamo ancora leggermente rincoglioniti e non sappiamo neanche dove stiamo andando ma lasciamo fare jose che ha messo in moto la sua ragnatela di contatti in tutte le isole per garantirci una permanenza di prima categoria. infatti a casa di Daniel ci accoglie sua moglie Soila (spero si scriva così) che ci ha preparato un’indimenticabile paella fatta con la pasta. un minimo di collasso pomeridiano poi rimontiamo sul fuoristrada di Daniel, direzione Corralejo, dove finiamo in questa casa allucinante il cui giardino sconfina nella spiaggia che sconfina nell’oceano con vista sull’isola di fronte. non c’è Kilian, che sarebbe il padrone di casa e lo vedremo solo la sera del giorno dopo. finiamo con Daniel e Soila in un ristorante argentino dove ci vengono serviti dei pezzi di carne grandi il doppio dei nostri stomaci. dopo finiamo a sparare stronzate digestive nel bar di fianco con un paio di etiqueta negra che ci ritappezzano il palato e conveniamo che gli argentini per la carne e il futbol bisogna lasciarli stare. al risveglio è ora della prima gita in canotto della mia vita, salpiamo e scorrazziamo verso l’Ilha de lobos, che sarebbe questo posto disabitato dove una volta ci abitavano i trichechi e finiamo a sguazzare dentro l’acqua più splendida che mi sia mai capitata e mi infilo qualche attrezzo che hanno portato per guardare dei pesci tropicali coloratissimi che se ne sbattono della mia presenza. dopo a nostra insaputo scatta una camminata lungo l’isola in direzione del faro, più di un’ora di cammino in un ambiente che per clima e conformazione ricorda vagamente il deserto del mojave, vediamo il vulcano, piante pazzesche e paesaggi lunari. all’arrivo al faro io e rob chiediamo di essere lasciati lì a morire per non dover affrontare il ritorno e alla fine ci viene promessa una grigliata per farci schiodare. ritorniamo con Soila che ci spiega un sacco delle robe che vediamo, soprattutto queste piante che sa il cazzo come fanno a vivere con il sole che gli brucia addosso tutto il giorno. bagno ristoratore alla spettacolare playa de la concha e ritorno a casa con conseguente svenimento a metà grigliata a causa delle fatiche del giorno. domenica jose è steso per via dell’influenza, salta il viaggio a Lanzarote dove già progettavo di citofonare a saramago, spernacchiarlo e scappare via, si va con Kilian a El Cotillo, in una spiaggia di surfisti dove provo a tuffarmi ma le onde troppo alte mi sbattono per terra e me ne esco sanguinante in vari punti e me ne sto sull’asciugamano in silenzio, poi un paio di surfisti toscani di fianco a noi iniziano a picchiarsi ma finisce subito, andiamo in quest’altra spiaggia dove si raduna questo gruppo di belgi, italiani, francesi che si sono rotti le palle di vivere in quei posti di merda e se ne sono venuti a stare qui a fare surf e guardare l’oceano e la domenica si trovano a giocare a pallavolo e bersi un paio di birre nel bar di fianco all’argentino. questa situazione migratoria mi colpisce, avrei voluto approfondire ma non volevo fare l’antropologo della situazione. Soila che è sempre gentilissima ci accompagna a vedere El Cotillo che è questo paesino di pescatori di cui per qualche ragione mi innamoro, invece Corralejo sembra un sobborgo di disneyland, con fiumi di turisti inglesi che si riversano nelle riproduzioni dei loro pub. il giorno dopo in macchina con kilian e jose ci becchiamo un tour indimenticabile per tutta fuerteventura, molto meno spigolosa rispetto a tenerife, piena di montagne mordide, gialle, vulcanica e sabbiosa allo stesso tempo. ci fermiamo a Betancuria per una birra ma il top della giornata è Ajuy, altro paesino di pescatori con la sua spiaggia in sabbia nera e degli scogli pieni di grotte da infilarcisi dentro. mangiamo alla grande. al martedì kilian ci raccompagna all’aereoporto, siamo di nuovo a tenerife, posiamo i bagagli e ribecchiamo ricky, arriva anche Maria Pilar che sarebbe la sorella di jose e finiamo a mangiare in un posto dove non riusciamo più a smettere di ordinare digestivi e quando chiudono lo sappiamo già che siamo finiti in una maratona no stop drinkin’ e ci dirigiamo a sbevazzare in un posto dove visto che trattasi di martedì di coppa fanno vedere il futbol alla tele e condivido antimadridismo con quello del tavolo dietro mentre il real abusa della difesa della roma per quattro volte. il giorno dopo in macchina con ricky e jose e maria pilar ci arrampichiamo sulle montagne al nord di tenerife, in mezzo a questi paesagggi nebbiosi e boschi verdissimi e soprattutto una costa rocciosa che tutto quanto mi ricorda certe robe dell’inghilterra invece di rendermi conto che siamo di fianco al sahara. mangiamo in una bettola molto carina con queste vecchiette che ci fanno aspettare un sacco prima di servirci il pesce, che è una roba che quando sei in un posto così con della gente così con una bottiglietta di Dorada o Tropical bella fresca tra le mani ti garantisco che non te ne frega un cazzo e aspetteresti tutta la vita pur non di dover tornare all’ombra della mole a ciucciarti la tua dose di freddo spinoso e considerare il fatto che vivi in un posto che ti sfagiola fino a un certo punto e magari prima o poi bisognerà prendere qualche provvedimento a riguardo. la sera salutiamo Ricky, il Txetxo, Cecilia, al mattino Raffa ci porta all’areoporto e ci lascia un volantino no global da tradurre e speriamo di sentirci presto e jose lo salutiamo relativamente perché si vede subito stiamo tutti quanti per secernere qualcosa dagli occhi.
atroC.T.X.Z.B.tion feat. Rob, Jose, i genitori di Jose, Ricky, Raffa, Ermes, il Txetxo, Cecila, El Maño, Daniel, Soila, Kilian, Maria Pilar, Chorissa la tortuga. se mi sono dimenticato qualcuno lo siento. grazie a GG e paolino per avermi sempre tenuto aggiornato sui risultati dei futbol.
finito fino a un certo puntopostato da atrocityexibition 14/10/2004 22:10
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