Wednesday, November 03, 2004

the sadness after sex classics (5)

this motherfucking world (6): da restaurant tales (1)
per questa volta vi skippate la traduzione del testo di new dawn fades. in cambio trovate le cronache della mia vita lavorativa. era un mio vecchio progetto. per la verità avrei voluto farne una sit-com, però è già un inizio. sabato stavo servendo l’aperitivo in riva al lago. mi sono piazzato dietro la boccia col ghiaccio piena di bottiglie di spumante magici istanti martini. l’altra postazione è dietro le caraffe di aperitivo della casa, ma non ci vado pazzo per quella broda rosso fosforescente. allora, sta di fatto che arriva la gente e noto subito questo mangiamerda che tiene in braccio un piccolo bambino molto grazioso. il bimbo piange, mangiamerda smadonna, maledice il bimbo e lo piazza in braccio alla nonna infastidito. guarda che razza di mangiamerda, penso. riprendo a dispensare magici istanti in eleganti bicchieri rosa. quando verso lo spumante magici istanti martini tengo la testa bassa, in modo che il mio campo visivo sia limitato alla bottiglia e ai bicchieri che mi vengono tesi. io li riempio e mi evito di vedere la facce dei clienti. è una roba che dopo un paio di minuti fai in automatico, e allora mi metto a pensare ai cazzi miei. a un certo punto per sbaglio il magici istanti esonda da un bicchiere e finisce su mano/polso/avambraccio/orologio di un cliente. alzo la testa e chi ci trovo? ovviamente mangiamerda. mangiamerda biascica qualcosa con molte "z". grazzie forse, o più probabilmente cazzo, perché il magici istanti martini è bastardo, e quando ti ci bagni (specie in un ambiente afoso, paludoso e lacustre come quello) si rapprende e tu ti ritrovi coperto di una patina melmosa e appiccicosa, il bersaglio perfetto per la vorace fauna locale (composta di mosquitos, carpe, papere, cigni e volatili vari). quello che mi ha stupito è che la vendetta si è consumata automaticamente, senza che avessi impartito alcun ordine al mio apparato cerebrale. non credo sia stato il destino. molto più semplicemente pensandoci bene mi sono poi ricordato che mi ero dimenticato il cervello settato in modalità "revenge" per via dei fatti di cui potete leggere in t.m.f.w. (5). morale della favola: meglio non fare gli stronzi con me o davanti a me. le pratiche punitive che vengono regolarmente perpetrate dal personale di un ristorante non hanno nulla a che vedere con l’avvelenamento/manipolazione dei cibi. quelle sono robe bieche, da figli di puttana, perché non rivelano il mittente. una metodo valido è quello dell’ustione semiinvolontaria. si lambiscono le braccia (i più bastardi puntano alla faccia) del cliente con un vassoio caldo di forno. lascia un marchio verticale, dolorosissimo e fastidioso, che prima di guarire muta forma e colore per settimane. ovviamente poi si può macchiare la gente. ci sono vari gradi a seconda del cibo che si lascia cadere sul vestito. la frutta viene via subito. il vino rosso sono cazzi. la salsa con cui viene condito il carpaccio saporito è una sostanza oleosa che per cancellarla è necessario bruciare il vestito. ci sono poi le varianti horror. una volta mio cugino ha fatto cadere un pezzo di cervello dentro un bicchiere di vino rosso. sono immagini che turbano profondamente chi vi assiste. infatti è un’immagine che è stata utilizzata anche per una pubblicità contro l’alcolismo. pensateci bene prima di chiedere una bottiglia d’acqua con troppa sufficienza e senza la dovuta dose di umiltà.
atro.C.T.X.Z.B.tionpostato da atrocityexibition 01/07/2003 18:10
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