Sunday, November 07, 2004

vasca di degustazione sensoriale (suoni): kings of convenience live (venaria reale- teatro della concordia)

l’altra sera mentre alla tele incominciavano a proiettare i primi risultati delle elezioni me ne stavo in piedi con questa lattina di hollandia che mi congelava l’incavo della mano e le labbra sporche di torta di compleanno e me ne sono uscito con una roba del tipo “cazzo, sicuro che questa roba va a finire dritta nei libri di storia e noi ai nostri figli ci tocca raccontargli che ce ne stavamo come al solito a sbevazzare a una festa di compleanno, tipo homer simpson il giorno dello sbarco sulla luna”. invece ai miei figli va a finire che gli racconto che il giorno che il mondo sarebbe magari potuto cambiare e invece è andata a finire che è rimasto quello stesso cesso maleodorante e violentissimo di prima, io mi sono beccato un tuffo al cuore al momento che due nerd norvegesi hanno smesso di suonare per raccontarci quanto fosse un giorno triste per tutti quanti, mentre introducevano winning a battle, losing the war, che hanno detto che era una canzone che poteva andare bene per l’occasione. comunque a parte questo ci sono stati dei momenti che mi sono quasi commosso, altri che mi sono sorpreso a sorridere e ballare e pensare che ero felice come un bambino al teatrino delle marionette. erland ogni tanto si sedeva di spalle ad abbozzare qualche nota alla tastiera, poi ritornava ad arpeggiare svogliatamente, e tutto il concerto, per quanto i pezzi all’inizio non si discostassero troppo dagli originali, è stato pervaso da quest’atmosfera confidenziale di semi-improvvisazione, affidata soprattutto all’istrionismo di erland e alla sua tecnica precaria, come se a volte girasse intorno ad erik per costruire degli arrangiamenti strambi addosso allo scheletro delle canzoni. quando invece se ne stavano uno di fianco all’altro mi piaceva guardare le dita che scorrevano sulle tastiere delle chitarre per distinguere i suoni e la voce di ognuno dei due e osservare il meccanismo con cui si incastravano alla perfezione dentro quelli dell’altro. alcuni dei momenti migliori dal nuovo disco sono usciti fuori dal trittico delle meraviglie cayman islands/stay out of trouble/know how, soprattutto quest’ultima dove erland ha saputo sostituire alla grande quella voce femminile che impreziosiva la canzone, giusto prima di cominciare a fare il verso al contenuto bucolico/sentimentale del testo. ai tre grandi classici del primo disco (toxic girl/singing softly to me/i don’t know what i can save you from) è stata invece concessa un’interpretazione più canonica. misread è stata spogliata della sua veste di hit del momento, privata del pianoforte ma impreziosita dal basso di davide bertolini, produttore e bassista dell’ultimo disco che è stata la guest star dell’ultima parte del concerto. sul finale è arrivato un momento semplicemente indimenticabile, che non saprei descrivere senza parlare dei brividi che si sono impossessati del mio corpo durante l’esecuzione folle e visionaria di una i’d rather dance with you avvolta intorno a un giro di basso che ha infuocato il pezzo riportandolo dritto alle origini del rock ‘n’ roll, mentre erland dava fondo a tutte le sue doti di frontman surreale improvvisando alla tastiera un’improbabile imitazione di jerry lee lewis. chiusura affidata a quella splendida dichiarazione di simonandgarfunkelismo che apriva riot on an empty street (homesick).

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