Tuesday, January 18, 2005

on the road of the piemonte (jack kerouac makes me a handjob)

(this motherfuckin’ world- 20)
ci sveglia di soprassalto il telefono intorno alle undici, ci vanno due secondi per capire che non c’è neanche il tempo per imbastire il consueto piano antirisacca a base di tè verde e pane in cassetta e saltiamo in sella alla mia nissan micra semicongelata, infilata nel controviale a spina di pesce con il vetro ricoperto di una strana patina gelatinosa, per via del fatto che l’altro giorno mentre la lavavo ho fatto la stronzata di spruzzargli sopra una cera autoasciugante che resiste a qualunque tipo di tergicristallo. la città è una specie di oasi visibile circondata da una delle più fitte coltri di nebbia che negli ultimi anni abbiano invaso la cintura di torino, un paio di chilometri fuori dal centro e non si vede più niente in nessuna direzione. all’ingresso di settimo svetta fuori dal grigio soltanto una megainsegna con su scritto “panorama”. bel panorama del cazzo, gli faccio presente alla mia signora qui di fianco. chivasso sembra kiev, con gli alberi che al posto dei rami gli sono spuntati sopra dei fili di ghiaccio, l’unico effetto scenico decente che si possono concedere questi cessi di città cresciuti come appendici delle loro stesse fabbriche. rimango ad aspettare in macchina, leggere il giornale e via dicendo, mi sembra di essere in cambogia vent’anni fa quando leggo che hanno censurato il programma che volevo guardarmi questa sera, così mi tocca di nuovo trangugiare birre in giro per una sera che avevo deciso di starmene in casa a guardare la tele. gioisco mentre leggo gianni mura che intervista bruno pesaola, mi piace quando sento parlare la gente del calcio di una volta, perché quando ho incominciato a interessarmi io ormai il futbol era già finito in mano alle teste di cazzo. scendo a succhiarmi la prima sigaretta della giornata, tanto c’è scritto che pesaola è campato fino a ottant’anni viaggiando sui quattro pacchetti al giorno. il ritorno, da solo, dopo pranzo, è la stessa scena di prima con la micra nera luccicante di cera autoasciugante che procede a passo d’uomo dentro una distesa di cotone idrofilo grigio. mi passano di fianco una serie di muratori rumeni che attraversano a piedi il confine tra torino e settimo per le loro camminate mondane del sabato pomeriggio, spuntano fuori dalla nebbia come dei cazzo di fantasmi con le tute adidas al posto del lenzuolo bianco. c’è anche il sole da qualche parte, per l’esattezza da quella parte che mi punta direttamente negli occhi, di conseguenza mi tocca imbastire il primo inforcamento di occhiali da sole a goccia della stagione. con quegli occhiali addosso garantito che lubrifico le pareti vaginali di tutte le ragazze che guardano dentro la micra mentre aspettano il bus per il centro. l’autoradio houseggia di gran carriera ma con ancora i residui di quell’ottimo nebbiolo di ieri sera che mi accarezzano piacevolmente la membrana cerebrale devo ammettere che la cosa non mi disturba per niente. vivo nell’incubo che mi tamponino di nuovo come l’altro giorno, solo questa volta magari più forte, allora passo il tempo a vaffanculeggiare dal retrovisore tutti quelli che mi stanno dietro, non c’è distanza di sicurezza che mi liberi dalla paranoia. arrivato vicino a casa infilo un parcheggio a elle preciso al millimetro, che ci sarebbe stato da filmarlo e allegare il dvd al prossimo numero di gente motori.

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