Monday, March 07, 2005

nota sul concetto di classicismo applicato al calcio italiano

(futbol)

allora un simpatico nugolo di parlamentari si è recato dal ministro castelli per chiedere di mettere a tecere il processo doping in quanto le indagini sulla juventus danneggerebbero il made in italy (la vostra petizione, e mi rivolgo soprattutto ai firmatari appartenenti al centrosinistra, danneggia in maniera irrevocabile il concetto di dignità umana, ma essendo questo un marchio già di per sé difficilmente vendibile suppongo che si possa soprassedere). comunque.
se proprio i parlamentari devono occuparsi di questioni calcistiche (capisco che beccarsi una trentina di milioni al mese per parlare di futbol al bar di montecitorio sia il massimo della vita…) una cosa sensata da fare sarebbe l’oscuramento all’estero delle cosiddette superclassiche del calcio italiano. certi ignobili spettacoli, quelli sì, nuocciono davvero all’immagine di un paese che si crede esportatore di bel calcio. dopo roma-juve di sabato sera la mia unica soddisfazione a fine partita è stata constatare di non avere dei figli, perché difficilmente sarei riuscito a giustificare il mio amore per il calcio di fronte ai loro volti basiti per quello scempio dell’estetica sportiva; se la situazione non migliora in fretta, credo che avrò delle remore perfino a concepirli. al momento tutto quello che è in grado di produrre un incontro di quelli che essi chiamano big match è un ammorbamento mediatico della durata di quindici-venti giorni durante il quale eserciti di opinionisti fingono di ignorare il fatto che l’oggetto del loro contendere non ha saputo produrre nient’altro che novanta minuti di squallore, noia, tristezza, violenza ingiustificata, movimenti labiali blasfemi e infimo calcio. mai uno che si alzi e dica: “signori, è stata una partita di merda, l’abbiamo visto tutti, si abbia per una volta la decenza di tacere e tornare a casa a passare una serata con le nostre famiglie”. la finale di manchester di due anni fa era stata un manifesto emblematico di tutta la pochezza del calcio italiano per come lo si intende oggi e mi rendo conto che quello che io credevo essere l’approdo al fatidico e metaforico fondo non era in realtà che un punto d’inizio. le classiche del calcio italiano per le quali la gente passa settimane a strapparsi i capelli ci avvicinano sempre di più alla morte del calcio: penso all’epico zero a zero dell’ultimo juve-milan, al derby di milano risolto per sbaglio da una mezza punta troppo apatica per spostarsi quando gli arriva un pallone addosso. roma-juve ha segnato soltanto un nuovo, provvisorio apice. la tendenza è quella di un calcio paralizzante, rugbistico, nel quale impedire di giocare al calcio è molto più importante che giocare al calcio e infatti non ci gioca mai nessuno neanche per errore per il semplice motivo che vengono sistematicamente annientati gli spazi e i tempi per farlo. i quindici minuti di gioco effettivo su quarantacinque del primo tempo di roma-juve sarebbe un dato già di per sé terrificante, se non fosse che il gioco effettivo è consistito nel picchiarsi selvaggiamente in ogni zona del campo. sento lacerarsi centinaia di corde vocali per gli errori arbitrali in occasione dei gol ma analizzando l’arbitraggio di sabato fatico a trovare una linea di confine tra la malafede e la manifesta inettitudine. in casi come questi, in cui la tensione prevale sull’agonismo, l’arbitro diventa purtroppo il custode della qualità del gioco e a costo di finire la gara sei contro sei ha il dovere di impedire che la partita assuma il ritmo e la trucidità di uno scontro salvezza da terza categoria. per un intervento come quello di dacourt su blasi (ma gli esempi sarebbero innumerevoli su entrambi i fronti) i cronisti di sky si sono indignati chiedendo l’espulsione diretta: io personalmente avrei chiesto cinque anni col rito abbreviato con interdizione a vita dal gioco del calcio e un invito scritto a ritornarsene in francia a triturare fegato d’oca da commercializzare sul mercato internazionale. tollerare una cosa del genere è insieme un invito alla carneficina e un sontuoso passo avanti verso la fine del calcio e se la linea direttiva è questa chiedo che per lo meno siano introdotte armi da taglio sul terreno di gioco per impreziosire la qualità della violenza.
ritengo eufemistico parlare di culto del risultato che risulta penalizzante per lo spettacolo, perché quando arrivano la partite che contano il culto del risultato porta spesso e volentieri all’estinzione del gioco e mi domando per quanto tempo ancora la gioia per una vittoria potrà sopperire alla sparizione del vero oggetto del nostro desiderio.

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