sondre lerche live
(vasca di degustazione sensoriale/suoni)
l’infante prodigioso del nuovo cantautorato scandinavo viaggia per il continente con un bagaglio ultraleggero. si presenta sul palco in sconsolata solitudine, accompagnato soltanto da un trio di chitarre. in effetti facendo un rapido calcolo delle presenze sotto il palco (sotto il centinaio, direi) si capisce al volo che tirare fuori dall’incasso della serata i soldi per un paio di turnisti sarebbe stata un’impresa disperata, e tra l’altro sono quasi sicuro che il roadie che smontava gli amplificatori a fine concerto non fosse altri che sondre lerche con una maglietta diversa e un paio di baffi finti. potendo contare solo sulle proprie dita e corde vocali, lerche presenta un set di canzoni inscheletrite per l’occasione, dove i toni pop dei suoi due dischi (faces down e two way monologue) si stemperano dentro un folksinging di fortuna, comunque capace di restituire ruvidamente certe linee melodiche che impreziosiscono le sua discografia. all’inizio mi sono ritrovato leggermente irritato da una qualche stanchezza/ripetitività data da una serie di canzoni che mi parevano omogeneizzate dalla loro nuovo struttura folk, ma dopo la quarta birra mi sono sorpreso ad additare questo simpatico ragazzino come il johnny cash dei fiordi scandinavi. la causa è da ricercarsi probabilmente (fingendo che non fosse colpa delle birre) nell’impatto visivo di quelle enormi chitarre appiccicate sopra la sua struttura esile e al fatto di poter sempre scovare dentro il suo repertorio dei piccoli classici come track you down, sleep on needles e two way monologue. su wankers heaven trovate il solito puntualissimo e lucidissimo servizio fotografico della serata.
atroC.T.X.Z.B.tion





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