Tuesday, April 19, 2005

boris vian/la schiuma dei giorni

(vasca di degustazione sensoriale/libri)


Vedo ricomparire sui banconi delle librerie l’edizione italiana (Marcos y Marcos) di quello che è generalmente considerato il capolavoro di Boris Vian, figura di assoluto rilievo nel panorama letterario francese del Novecento che nel corso di quella scarsa quarantina d’anni che gli fu concesso di vivere lasciò innumerevoli segni del proprio talento nei settori più svariati, dall’ingegneria al cantautorato, lavorando incessantemente di giorno e trascorrendo buona parte delle sue notti nei fumosi locali jazz di Parigi o New Orleans, senza riposare mai, ben conscio di avere i giorni contati a causa di una malattia che non gli avrebbe lasciato scampo. Gli toccò lo stesso tragico destino che toccò a Jean Vigo, geniale cineasta la cui opera potrebbe forse condividere con quella di Vian una peculiare interpretazione del surrealismo, e in particolare quella componente surrealista che, nell’Atalante di Vigo come in questo romanzo di Vian, diventa il veicolo primario della cronaca di un amore. A dire il vero provo una qualche remora a parlare di surrealismo a proposito di Vian, nella fattispecie perché rileggendo brani di questa Schiuma dei giorni mi rendo conto che pochi altri come lui hanno saputo insinuare tanto in profondità la propria scrittura dentro la materia del reale. Ogni cosa, nel corso di questa dolorosa storia d’amore consunta dalla malattia, assume una forma, un odore, un colore, una nuova vita che risponde alle leggi della fisica e all’impulso dei sensi. La scrittura di Vian non può che descrivere ogni cosa come una cosa fisica, perché poggia su di una lingua folle che non è capace fermarsi di fronte a nulla e non può astenersi dal dare a ogni cosa un nuovo nome: sguscia via tra le pareti dell’indicibile per scolpirlo dentro una parola, un’invenzione, un artificio linguistico, una deflagrazione sonora che all’occorrenza rimescola lettere e fonemi per garantire un’esistenza lessicale e materiale a qualunque concetto, da qualunque realtà o irrealtà esso provenga.
Una scrittura che tutto sommato funziona come il pianocktail inventato da Colin, quel folle strumento musicale che miscela ingredienti seguendo il suono dei tasti e restituisce un cocktail capace di ricreare il sapore, il profumo e il colore di qualunque melodia, perfino l’esatta riproduzione del gusto del blues, suonando le note giuste.


qui sotto trascrivo per i francofoni un brano del testo originale, per il quale ringrazio gigi che me lo procurò tempo addietro. personalmente ritengo di una bellezza raggelante la parte finale, quella manciata di frasi che seguono il dialogo tra chloé e colin.

La main de Chloé, tiède et confiant, était dans la main de Colin. Elle le regardait, ses yeux clairs un peu étonnés le tenait en repos. En bas de la plateforme, dans la chambre, il y avait des soucis qui s’amassaient, acharnés à s’étouffer les uns dans les autres. Chloé sentait une force opaque dans son corps, dans son thorax, une présence opposée, elle ne savait comment lutter, elle toussait de temps en temps pour déplacer l’adversaire accroché à sa choir profonde. Il lui paraissait qu’en respirant à fond elle se fût livrée vive à la rage ternie de l’ennemi, à sa malignité insidieuse. Sa poitrine se soulevé à peine et le contact des draps lisses sur ses jambes longues e nues mettait le calme dans ses mouvements. A ses côtés, Colin, le dos un peu courbé, la regardait. La nuit venait, se formait en couches concentriques autour du petit noyau lumineux de la lampe allumée au chevet du lit, prise dans le mur, enfermée par une plaque ronde de cristal dépoli.
-Mets moi de la musique, mon Colin, dit Chloé. Met des airs qui tu aimes.
-Ça va te fatiguer, dit Colin.
Il parlait des très loin, il avait mauvaise mine. Son cœur tenait tout la place dans sa poitrine, il ne s’en rendait compte que maintenant.
-Non, je t’en prie, dit Chloé.
Colin se leva, descendit la petite échelle de chêne et chargea l’appareille automatique. Il y avait des haut-parleurs dans toutes le pièces. Il mit en marche celui de la chambre.
-Qu’a tu mis ? demanda Chloé.
Elle souriait. Elle le savait bien.
-Tu te rappelles ? dit Colin.
-Je me rappelle…
-Tu n’as pas mal ?
- Je n’ai pas très mal…
A l’endroit ou les fleuves se jettent dans la mer il se forme un barre difficile a franchir et des grands remous écumeux où dansent les épaves. Entre la nuit du dehors et la lumière de la lampe, les souvenir refluaient de l’obscurité, se heurtaient à la clarté et, tantôt immergés, tantôt apparents, montraient leur ventres blancs et leurs dos argentés. Chloé se redressa un peu.
-Viens t’asseoir près de moi…

Boris Vian, L’écume des jours
edizione italiana :
Boris Vian, La schiuma dei giorni, Marcos y Marcos.
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