Friday, April 08, 2005

chemical brothers/shake break bounce

(songs that saved my life/3)


forse l’unico brano davvero sorprendente all’interno di un disco non eccelso. o forse un brano che riassume in sé tutto quello che avrebbe voluto essere push the botton, ultima uscita di una band alla quale tutto sommato non hanno mai fatto difetto sporadiche ambizione avanguardiste.
shake brake bounce è fin dal titolo il manifesto di un approccio fisico a un esercizio di rottura del battito, di sovrapposizione meccanica di alcuni brandelli di suono che procedono lungo una forma atipica di loop, orizzontale, spezzato e per niente fluido, un percorso costruito su un’ambizione di loop costantemente frustrata, sistematicamente frantumata prima dell’avvento del frammento successivo. all’inizio del pezzo ascoltiamo un battito tribale sul quale cercano di innestarsi alcuni accordi di una chitarra latineggiante. l’andamento fluido della chitarra è frantumato dal battito tribale che imponendosi decostruisce l’andamento della melodia; la costringe a esistere su un tempo diverso, afferrandola e trascinandola con sé verso il basso, lasciandola sbattere contro il tappeto sonoro sul quale saranno costretti a rimbalzare una serie di suoni ridotti ai minimi termini dopo un accurato processo di agitazione e rottura.
le ambizioni avanguardiste di cui sopra sembrerebbero allora consistere prima di tutto in alcuni processi di contaminazione strutturale come questo: lontani da un semplice mescolamento di suoni incompatibili, i chemical brothers riescono in questo caso nell’impresa di forzare l’innesto di un genere all’interno di una ritmica impropria, decomponendo e trasferendo ad altro stato una combinazione di suoni preesistente. si tratta in fondo di un’opera di ulteriore segmentazione e ridistribuzione del campionamento, azione manuale e chirurgica di microtrapianti di materia sonora che torna ad esistere in forma diversa, e non semplicemente in funzione di suoni adiacenti.

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