Thursday, May 05, 2005

our house is a very very fine house

(this motherfuckin’ world/27)

è una torino asfissiata dal suono appiccicoso dell’ultimo disco dei subsonica quella che ospita il nostro movimento dentro una nuova dimora, dopo due anni di quieto vivere dentro quell’ospitale appartamento di tre stanze con annesso terrazzino che è stato terreno fertile per avvenimenti più o meno epici, dalla mia laurea a un europeo fallimentare a un concerto degli stooges e un certo numero di altre buone serate anonime che resteranno in memoria per un altro paio d’anni almeno. sparisce il più celebre monumento cittadino dalla finestra della mia cucina e si ritorna au bord de l’eau, come direbbe veronika l’infermiera della maman et la putain. l’esperienza lisboeta ci aveva insegnato quanto preziosa fosse la presenza dell’acqua sul tessuto urbano e quale fenomenale integratore della qualità della vita è capace di essere la dimensione liquida dell’orizzonte. adesso è questione di scendere un paio di gradini per ritrovarsi davanti al fiume e con un altro paio di metri lungo l’area pedonale che lo costeggia si può arrivare allo scorcio sulla gran madre dall’altro lato, che nel suo piccolo è una visione capace di farti sopportare tante cose e di sopprimere da sola la nostra naturale tendenza all’emigrazione. ci siamo dovuti fare il culo tutto in un giorno per liberare la vecchia casa in fretta e adesso guarda il casino in questo appartamento vuoto con dentro gli scatoloni chiusi con dentro tutte le cose che ti servivano per vivere decorosamente, che lunedì le abbiamo chiuse e caricate tutte sul furgone di mio cugino che lui lo usa per trasportarci dentro le bombole del gas. come dischi mi era rimasto fuori solo il penultimo snoop dogg allora stamattina mi sono infilato nella stanza degli scatoloni e sono riuscito a scoperchiarne uno rischiando di schiantarmici sopra e stando in equilibrio sono riuscito a brancarne un paio, il penultimo wilco, una raccolta degli skatalites, uno xiu xiu perfetto per il concerto della settimana prossima e guarda la sfiga ho tirato su i due antony & the johnsons, che proprio loro dopo il concerto di ieri sera con questa depressione che mi hanno incollato addosso per un po’ mi è passata la voglia di ascoltarli. quando sono ritornato a casa c’era un silenzio da fare schifo, qui è un vicolo cieco che non ci passa nessuno, io abituato a rincasare camminando dentro una discreta arteria del traffico torinese con le macchine che ti garantivano quel minimo di rumore di fondo a qualunque ora del giorno e della notte invece adesso qui dentro la notte rimbomba tutto e va a finire che il rimbombo ti paralizza abbastanza. stasera almeno non sono più da solo e almeno quando parli non te ne accorgi che stai facendo casino e vivi un po’ meglio. speriamo che coi mobili dentro la casa e con i libri di nuovo dentro i mobili smette di rimbombare tutto. è tutto il giorno che mi sbatto a fumare nell’ingresso così almeno le pareti bianche fresche prendono un po’ di quel colore di quando il fumo ci si impregna dentro, luce ce ne sarebbe parecchia, soltanto che tengo le imposte chiuse che sul balcone ci passa continuamente una vecchia che vive di fianco e parla soltanto un dialetto campano di inizio novecento che quando parla non si capisce un cazzo e se vede la porta aperta ti entra in casa e pensa che siamo stati mandati lì dall’anima del suo marito morto e forse non lo sa che noi con le anime dei morti non vogliamo avere niente. lei sperava di farsi qualche parola con noi ogni tanto che da sola si rompe i coglioni, soltanto che a me non è che mi sfagioli più di tanto stare a perdere tempo a parlare con la gente, e anche rob che è più gentile e socievole di me a forza di frequentarmi anche lei alla fine è diventata che parla malvolentieri.
l’ideale qui è prendersi un libro e andarselo a leggere sul fiume, oppure andare a fumare delle sigarette guardando le marmotte che espongono in vetrina nel negozio di animali sotto casa.

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