Friday, June 03, 2005

i can’t wait for the weekend to begin/fabulous mushrooms

(atroC.T.X.Z.B.tion greatest hits vol. 2. bonus track)

Get up in the morning, slaving for bread, sir,
so that every mouth can be fed.
Poor me, the Israelite
Desmond Dekker and the Aces- Israelites
buona serata, mi scrive l’amico enzo sabato pomeriggio dopo il consueto commento dei risultati di hattrick, mentre mi spippacchio finalmente quella sigaretta dopolavorativa che mentre lavoro non penso a nient’altro che a lei. mentre sono lì che mi libero del gilet e del cravattino e di tutto l’armamentario da mezza sega che mi porto in giro mentre scorrazzo tra i tavoli penso ai miei sabati sera che da una decina d’anni consistono per lo più nel sforzarsi di tenere gli occhi aperti durante sabato sprint per vedere i gol degli anticipi. certe volte come l’altra sera mi piace fermarmi lì a mangiare con gli altri, una volta che abbiamo finito ci sediamo in cucina e gli diamo una spazzolata alla roba che è rimasta in giro nei vassoi nel frigo o sugli scaffali che i clienti non se la sono mangiata, allora c’è mio padre che inforna tutto dentro un grande forno e quando escono dal forno noi ce li mangiamo. certe volte quando hai culo saltano fuori dei branzini, dei gamberi, un fritto di mare, mio padre se glielo chiedi tira fuori qualche bottiglia di vino come si deve e stiamo lì a raccontare cazzate che tanto con un paio di bicchieri mescolati alla stanchezza del lavoro arrivi quasi subito a quel livello base dell’ebbrezza che ti sistema i nervi, ti scioglie la lingua e ti fa pensare perfino che alla fine vaffanculo, almeno per oggi hai finito di lavorare e per un paio d’ore garantito che non devi dargli ascolto a qualche cazzone che ti chiede di portargli l’acqua o cambiargli il piatto o dargli da mangiare o qualcuna di quelle richieste assurde che ti fanno la gente quando sono seduti al tavolo, e startene lì seduto con le gambe a pezzi a fumare e asciugare un paio di bottiglie certe volte ti sembra il massimo della vita, e anche se lo sai che al mattino dopo si ritorna tutti ai blocchi di partenza è difficile che a qualcuno gli viene la pressione di tornare a casa o dormire, preferibile farsi un altro paio di ghignate e approfondire l’argomento del giorno anche se l’argomento del giorno alla fine è quasi sempre abbastanza figa-oriented. già la domenica mattina sarebbe una merdata di suo ma con in più la prospettiva di un weekend lungo con anche il lunedì festivo da lavorarci dentro diventa uno schifo totale senza precedenti. il matrimonio che mi tocca servire al pomeriggio dovrei accorgermi subito che sarà segnato da un certo fallomorfismo ortofrutticolo quando vedo qualcuno arrivare con un vassoio con sopra una grossa zucchina infilzata alla base dentro due kiwi, e quando parto in mezzo ai tavoli devo subire le allusioni hardcore sempre più insistenti di una settantenne libidinosa che quando gli chiedo se vuole il risotto coi funghi non riesce più a trattenersi e mi risponde lasciva che il risotto no, però un fungo bello duro lo prenderebbe volentieri. io non lo so come cazzo si fa a lavorare in queste condizioni.
il giorno dopo riusciamo a scivolare via semidistrutti solo dopo che abbiamo timbrato la quattordicesima ora di lavoro filata, come prospettiva sveglia alle sette per ricominciare da capo il giorno dopo. tempo di un’insaponata e una maglietta pulita e me ne filo via con la micra in mezzo alle risaie scure con una manciata del mio tabacco olandese preferito arrotolato infilato nelle labbra che me lo succhio via nervosamente mentre l’autoradio mi butta giù con il suo disfattismo che pare che stiamo giocando di merda e di espugnare l’olimpico non se ne parla. sarà soltanto qualche minuto dopo mentre parcheggio fuori da un capannone isolato con dentro la festa di qualcuno che sentirò esplodere il godimento proprio sul finale col caschetto biondo che infila il gol dell’ex raddrizzandomi questa potenziale serata di merda. col braccio infilato sotto quello della mia signora finiamo dentro quest’officina tirata a lucido dove baciamo abbracciamo della gente e ci accomodiamo intorno al tavolo di legno mentre una serie di genitori e zii incominciano a farci il pieno al bicchiere di plastica con qualche vino del contadino di quello che ci va la trielina per tirarlo via dalle labbra. ne ingoierei una litrata al volo soltanto per dimenticarmi il fatto del lavoro che incombe, intanto qualcuno ci porta sul tavolo una testa di porcello e noi che non abbiamo ancora mangiato un cazzo incominciamo a scarnificargli il collo tanto per buttare giù qualcosa da fare galleggiare dentro la bonarda. un cazzone dall’altra parte del tavolo non capisco se mi sta prendendo per il culo o cosa, sbraita ad alta voce la mia somiglianza con un giovane ereditiero di una nota casa automobilistica torinese senza neanche sapere di cosa cazzo sta parlando, che il giorno che qualcuno di quei merdaioli granosi avrà un millesimo della mia classe vedrai che pioverà merda dal cielo. col bicchiere pieno e i nervi distesi e i muscoli torpidi ascoltiamo qualcuno parlare di qualcosa che ci diverte, intervengo dentro delle discussioni che delle volte non so neanche di cosa stiamo parlando, punto una bottiglia di pampero aniversario fasciata da quella sua guaina di cuoio, che quando mi arriva davanti mi dico chissenefrega e me ne verso due dita che mi tengano compagnia per quei dieci minuti di viaggio di ritorno con la testa cotonata dalla sapiente distillazione cubana e dalla prospettiva incombente di un letto sotto il culo, quando sono così da solo in macchina mi vibra in testa una voglia pazzesca di qualche suono decente da ascoltare a un volume indecente e ravano avanti e indietro per una cassetta in cerca di qualche classico che mi dia quella botta di piacere supremo e quando sento arrivare israelites viaggio dritto verso il settimo cielo, con quel suo giro di basso rotolante che per qualche ragione oscura mi sembra custodire dentro di sé il cuore pulsante del rock ‘n’ roll e io lo lascio rotolare e me ne vado a letto, al mattino quando mi tiro su non sono abbastanza rincoglionito da non accorgermi che lui è ancora lì che rotola, sicuro come la merda che mi è rimasto a girare tutta la notte in loop dentro al cervello.

atroC.T.X.Z.B.tion. april/june 2005
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