Wednesday, October 19, 2005

teenage fanclub live @ hiroshima mon amour

ieri sera all’improvviso mi rendo conto che erano quasi dieci anni che aspettavo soltanto di fiondarmi sotto al palco al primo accenno di the concept e urlare come uno psicotico she wears denim wherever she goes/says she’s gonna get some record by the status quo/ooohhh yeaaaahhhh… dieci anni che scompaiono in un botto mentre mi stringo alla mia signora con le casse che ci buttano fuori in diretta tutti i vecchi classici che avevano fatto la differenza dentro le mie cassettine da baccaglio sul finire degli anni novanta quando mi sono messo d’impegno per strapparla alla concorrenza, your love is the place where i come from, can’t feel my soul, i don’t want control of you, start again, songs from northern britain a farla da padrona in una scaletta dentro la quale a malincuore mi tocca veder sparire quel thirteen che avevo amato alla follia. cazzo ieri sera paghiamo i dieci banani all’ingresso che la nostra vita sembra impantanata dentro una specie di letamaio, minimi storici del cazzo, alienazione lavorativa e gente che se ne va allo sfascio e un certo numero di storie di merda che ci crollano addosso tuttintorno, piove, la squadra impegnata in una trasferta difficile in crautolandia e infatti dopo ci faranno il culo senza che me ne accorgo neanche, manca il respiro per come sembra che se ne sta andando tutto a puttane. all’uscita mi faccio paura da solo per come siamo ringiovaniti tutto in un colpo, regrediti ai tempi del liceo, faccia che non riesce a contenere i sorrisi e una felicità che la puoi provare soltanto quando la tua fronte viene lambita dal polpastrello bruciante del rock’n’roll, quando vedi la luce nei ritornelli senza tempo e nelle schitarrate che sembrano teleguidate da una certa distanza cronologica e geografica dalla mano di alex chilton in persona. è l’orgasmo incontenibile di quando i ricettori del tuo cervello vanno a riprendersi i suoni e le parole indietro nella materia viscosa delle memorie meglio custodite della tua esistenza e da quegli amplificatori cerebrali che io e quelli come me abbiamo piazzati ben saldi nel cervello rimbombano le canzoni che hanno salvato le nostre vite.
ero lì coi miei amici, cazzo, la vecchia banda di nuovo al completo colla mia signora e il campione speraben a trangugiare vodka e redbull e dj enzo che fatica ancora a trovare la forma partita probabilmente perché da qualche tempo ha rinnegato il san simone. e allora mentre ritornavo a casa in macchina e tremavo ancora per la gioia o per il freddo ho pensato dal profondo del cuore che tutti quanti quei rotti in culo che mi vogliono male o mi fanno vivere male o complottano per rendermi schifosa la vita, ecco, ho pensato che tutti quanti loro, per quanto mi riguardava, potevano mettersi in fila inginocchiati e cominciare a succhiarmelo avidamente, perché non c’è molto altro che ti resta da fare quando nel cuore mi pulsa il rock’n’roll.

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