Wednesday, November 09, 2005

lullaby for the working class vol. 2: trotzkism begins at home. la seconda puntata di una brillante satira contro il lavoro non retribuito

praticamente invece che lavorare passo tutto il giorno a pensare che diocane nessun uomo dovrebbe essere costretto a trascorrere la parte migliore delle sue giornate blindato dentro un appartamento che non è il suo. l’unica distrazione è quando mollo il computer per andare fuori a fumare e invece di respirare serenamente il veleno che mi da la forza vitale passo quei cinque minuti a pensare che diocane nessun uomo dovrebbe essere costretto ad andarsene fuori a fumare su un balcone che non è il suo. la sedia di plastica nera è confortevole come una supposta chiodata, lo schienale inclinato mi punta sulla reni mentre mi sforzo di pensare di scrivere delle mail a certi soggetti in giro per l’italia per convincerli a fare delle robe, il discorso è di scardinare il loro istinto di sopravvivenza che gli suggerirebbe di chiedere del denaro in cambio delle prestazioni lavorative che gli chiediamo di fare. per fare questo lavoro qua ci vuole della gente che sono già stati precedentemente convinti loro di lavorare in cambio di un cazzo di niente. tipo io. un mese che sono qua e mi pare di capire che il mercato editoriale si muove a costo zero. nessuno paga nessuno incassa e non capisci cos’è che spinge la gente a sbattersi come degli asini tutto il giorno se dopo quando esci non c’hai neanche il grano per chiedergli al barista se ti butta un goccio di nardini dentro il caffè. a forza di parlare con della gente che fanno le robe senza prendere neanche un ticket restaurant mi sono convinto che siamo tutti manovrati da una potente lobby di tagliaboschi finlandesi, visto che la carta è l’unica roba per cui siamo autorizzati a erogare del denaro. certi lavoratori intellettuali che io li devo chiamare per fare le presentazioni o gli eventi ti fanno delle storie per telefono e nelle mail perché non c’hanno voglia o vogliono il grano, allora siccome loro sono gente che gli piace raccontarti che votano rifondazione io gli devo dire delle frasi del tipo ciccio, dov’è finito l’entusiasmo giovanile che ha partorito quella spinta rivoluzionaria che ti ha reso la bella persona che eri, oppure diocristo menomale che trotzky l’hanno steso prima che potesse sentire una roba del genere. allora dopo loro vengono senza chiederti neanche i soldi della benzina. la roba divertente è che quelli che lavorano gratis veramente si credono di contribuire alla costruzione di un mondo migliore. come se piazzare un paio di copie in più o in meno di qualche libro di merda gli cambiasse il destino di qualcuno. continuiamo a fare finta di non capire che se quelli come noi li ammazzavano da piccoli adesso stavamo tutti molto meglio. bisognava chiedergli al governo di fare una legge che da oggi in avanti per fare le robe bisogna averci il grano per farle. chi gli manca il grano per quanto ci riguarda è libero di andare a lavorare o in alternativa sussistere sfondando i finestrini delle macchine come i tossici negli anni ottanta, con tutto che adesso è un casino riuscire a vendergli a qualcuno una radio senza il frontalino, magari provi a dirgli che facendo pressione nel posto giusto funziona lo stesso pure senza i tasti.
mentre fisso il computer e quello schienale del cazzo mi uccide lentamente con il suo stritolamento renale penso che a me nella vita mi piacerebbe fare uno di quei lavori dove ti danno un furgoncino della ditta da andarci in giro a scaricare le robe. almeno vedi il sole e ogni tanto ti ciucci dell’aria che non se la sono già ciucciata in dieci prima di te. come soddisfazioni personali se ti va di culo qualche volta puoi mettere la testa fuori dal finestrino e gridargli stupida troia del cazzo! a quelle signore che non fanno gli stop e ti tagliano le strade con le loro lance ipsilon. oppure fargli il segno del pompino dal retrovisore a quei rappresentanti che ti stanno sempre attaccati al culo con le station wagon. in realtà è meno complicato di quello che sembra. basta chiudere la mano a pugno e avvicinarla alla bocca mentre fai avanti e indietro con la lingua attraverso il cavo orale, simulando l’impatto intermittente di un glande sulle pareti interne della guancia.

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