Tuesday, April 11, 2006

nuove prospettive del diobastardismo moderno: le elezioni spiegate al popolo

oh, quando ho visto sandrone piccin*ni che faceva gli appelli al voto durante controcazzo ho pensato, dio can qui se si mobilita il pubblico di controcazzo siamo fatti. e infatti gliel’avevano detto gli espertoni a quella specie di tony montana calvo che da qualche giorno si presentava in scena fatto come un cavallo a insultarci le madri e le sorelle: va’ che se votano più dell’ottanta per cento va a finire che li tieni per i coglioni. e infatti era vero, perché la matematica vuole che il numero di decerebrati aumenti esponenzialmente con l’aumentare del numero delle persone e soprattutto bisogna dire che cinquanta oppure ottanta per cento degli aventi il diritto i centrosinistri il loro elettorato ce l’avevano già mobilitato in massa per il manifesto ciucciacazzismo col quale erano stati governati nel quinquennio precedente. quindi loro il pieno lo facevano comunque. il resto era tutto grasso che gli colava giù dai mascelloni ghignanti di quella controfigura di scarface che incominciava a intravedere all’orizzonte l’eventualità di schivare con un colpo di reni l’epica ombrellata nel culo che noialtri tutti ci bagnavamo le mutandine all’idea di rifilargliela. invece non è successo niente e nel corso della notte mentre davo fondo a sette (dati istat) latte di birra rumena e un sacchetto seminuovo di tabacco olandese ho incominciato ad avvertire l’incedere di un enorme glande freddo che si faceva strada in mezzo alle nostre chiappette ossute procedendo a ritmo spedito verso i recessi dei nostri intestini di transessuali latenti, teste passamontagnate, pallemosce moderate, rosenelculo pannellate, maratoneti rachitici e pezzalculo precariati senza futuro. l’abbiamo sentito tutti che stava arrivando e cazzo se faceva male. il primo pensiero è stato per l’emigrazione, quello subito dopo per un ben più dignitoso suicidio collettivo in quella piazza degli angeli in colonna che facevano vedere per televisione con le bandiere che si abbassavano mestamente una per una. e adesso che sembra che le nubi magari si stanno diradando devo ammettere che ormai a me non me ne frega più un cazzo perché ho passato una delle notti più brutte della mia vita e ho la certezza che passerò il resto della mia vita stessa ostaggio di una mandria di opinionisti da bar che sono andati a votare in massa perché gliel’hanno ricordato nel mentre che gli stavano somministrando la loro dose settimanale di calcio e figa (e controcazzo questo è, alternanza regolare di inquadrature di gioco e primissimi piani dell’antivagina del fighino di turno), carne da populismo dozzinale e demagogia televenduta, disinteressati della politica e della vita che strappano il culo dal divano giusto nella blanda speranza di veder realizzata la loro utopia meno tasse/meno negri, nella speranza di risparmiare trenta euro l’anno da buttare poi dentro una merdosissima macchinetta del videopoker del cazzo. certe volte non si prendono neanche il disturbo di andare, certe altre vanno e scrivono sulla scheda chi ama la figa tira una riga. questa volta che la scheda era facile e non c’era neanche lo spazio per il motteggio triviale hanno messo la croce per il discorso meno tasse/meno negri. facile e piacevole come fumare cagando. venisse una crisi argentina o un esercito di lanzichenecchi a spazzarseli via sicuro come la merda che vedreste i superstiti lamentarsi del governo ladro o andargli a tirare le monetine addosso a quegli stessi stronzi che avevano eletto con noncuranza. adesso non lo so più se andarmene a fare in culo da qualche altra parte o trascorrere il resto dei miei giorni a tendere l’orecchio sul tram in attesa di sentire il prossimo vecchio bavoso che si lamenta dei soldi per abbatterlo con una testata dimostrativa. a me non è che farmi governare dalle rose nel culo e dai cristolici sia mai stata la mia massima ambizione, però cazzo quello che sarebbe dovuto succedere nel paese in cui credevo di vivere era di vedere spazzato via per sempre quest’incubo di volgarità e primitivismo politico terzomondista. invece si è fatta sempre più vivida quella sensazione di ritrovarsi da soli a spalare merda controcorrente*, con lo sconforto che spinge in fondo allo stomaco e questo dio bastardo che mi echeggia nella testa più forte dei pensieri.

atroC.T.X.Z.B.tion

*cfr joseph wambaugh, “i ragazzi del coro”
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