Sunday, October 15, 2006

carl craig + wrong pitching alliance @ supermarket cinastic















non fosse che adesso sto pagandone gli eccessi con gli interessi, sotto la forma di questa risacca psichica che mi attanaglia l’autostima e la voglia di vivere, direi che quello trascorso potrebbe avvicinarsi abbastanza al mio weekend standard ideale. vista la buona impressione che ci aveva fatto al pukkelpop per la nostra seconda uscita abbiamo scelto carl craig come dj spalla, solo che l’abbiamo fatto esibire in un altro posto e in un altro giorno. da attempati narcosperimentatori quali siamo io e dj enzo ci presentiamo ai cancelli del supermarket sotto l’effetto di un micidiale cocktail di san simone & pro evolution soccer, cosa che comunque non ci impedisce di riconoscere all’orizzonte la sagoma del buon vecchio maxcar, che aveva un lavoro stabile, un carattere mite, un’intelligenza superiore alla norma, eppure è caduto anch’egli vittima del suono sintetico che al venerdì sera ti instilla il desiderio di fonderti con questa impresentabile massa di rissosi quattordicenni dediti alla ketamina, alla violenza e alla promiscuità. se poi ti chiami enzo e ti piace millantare di essere un dj ci sono forti possibilità che tu trascorra buona parte della serata dispensando sigarette alle ragazzine delle magistrali augurandoti di riceverne in cambio favori sessuali che non arriveranno mai.
del set di carl craig cosa volete che vi dica? solitamente in questi casi ricorro a un formula di due parole che chiama in causa una nota divinità monoteista e un quadrupede scodinzolante. ma in via del tutto eccezionale eviterò di bestemmiare solo perché covo in me la certezza che la più credibile divinità monoteista attualmente sul mercato risponda proprio al nome di carl craig. il culmine del set è stato l’incontro/fusione di mouth to mouth di audion con the bells di jeff mills, pezzo che era già potentemente risuonato contro queste stesse pareti qualche mese fa per mano del suo autore. questa volta è stata una the bells rallentata e piuttosto rarefatta, in realtà nemmeno esibita troppo scopertamente, che però a contatto con la scheletrica danse macabre di audion è letteralmente esplosa in un’epifania sonora di rara intensità, come uno squarcio improvviso sulla superficie di un velo che mi obnubilava la visuale sugli ultimi trent’anni di musica e sulla sintesi, manipolazione, distorsione e creazione del suono in generale.
sabato arriviamo al cinastic sotto la pioggia, senza danilo ma con enzo e fabio decisamente sul piede di guerra in fatto di bpm e una sparuta schiera di adepti al seguito. in primis la first lady, decisamente avversa alla musica che porto in giro ma costretta a sottomettersi al sacro vincolo in questo momento della nostra unione che credo per lei rientri nella categoria “nella cattiva sorte” (e quando mi guarda con quegli occhioni traboccanti disperazione e mi chiede “ma ritornerai mai ad ascoltare della musica normale?”…). seguono un GG garella che per uno strano scompenso ormonale sta assumendo le fattezze di un narcotrafficante portoricano e un mich che per lo scompenso ormonale che tutti auspicavamo ha dismesso le fattezze da giovane cocciante che ancora campeggiano sulla foto della sua patente. è capitato che oggi qualcuno mi chiedesse “c’era gente?” e io francamente non so cosa cazzo rispondergli. nel senso che si è verificato questo strano fenomeno per il quale sono arrivate svariate decine di persone, direi una fottutissima folla, solo che tendevano a entrare per prendersi da bere, buttavano un orecchio alla nostra proposta sonora e poi facevano letteralmente a sberle per uscire il più in fretta possibile e campeggiare per tutta la sera fuori dal locale, a fumare centinaia di sigarette al freddo pur di non dover ascoltare nemmeno l’eco dei nostri sforzi. risultato pista vuota e un’adunanza popolare di rare proporzioni sulle scale antistanti al locale. enzo e fabio che sono più scafati se la sono cavata con un’alzata di spalle, io mi sono fatto prendere dallo sconforto e ho cercato consolazione in un surrogato liquido del pubblico, al punto che il barista a un bel momento ha dovuto fingere un guasto allo spillatore per allontanarmi dal bancone. l’unica folla presente al mio set era dunque quella delle bottigliette verdi che si sono presto assiepate sul tavolino, al punto che ho quasi pensato di far rimuovere il mixer per riuscire a farle stare tutte. fabio mi aveva anche lasciato in eredità due ballerini abbastanza motivati, solo che da vero burocrate della consolle ci tenevo spasmodicamente a rispettare la scaletta e volevo a tutti i costi iniziare con un pezzo dei burial che si chiama distant lights che ti penetra nel cervello e non ti molla più. io avevo letto in giro che al sud di londra la gente vanno fuori di melone per questa roba qua e allora mi son detto se la ballano a south london non vedo perché non devono ballarla a ivrea. col cazzo. comunque la desertificazione della pista è un fenomeno che secondo me prima o poi dovrebbero provarlo tutti perché ti insegna a tenere la testa alta di fronte alla avversità della vita. mi sono anche detto: saranno andati a prendere da bere, adesso metto qualcosa di suadente e me li vado a riprendere. col cazzo. sono andati via per non tornare mai più. e dopo di me il povero enzo si è dovuto prodigare in una serie di infruttuose marchette radio friendly che riuscissero a risuonare sulle scale fuori per far riemergere il pubblico sommerso. niente. sono dovuto intervenire quando l’ho visto che sudando copiosamente picchiettava le dita sulla custodia del singolo di paris hilton, e per fortuna sono riuscito a bloccarlo quando ormai il carrello del lettore stava già rientrando.
poi cazzo tutti lo sanno che l’elaborazione della risacca domenicale richiede quiete, silenzio, armonia. e invece è tutto il giorno che siamo logorati dallo psicodramma felino tuttora in atto nel nostro salotto. abbiamo portato a casa Zazie, la nuova gattina, solo che invece della gattina devono averci rifilato una iena, perché è tutto il giorno che soffia come un’isterica, quando mi sono avvicinato per salutarla mi ha accolto sputandomi in faccia ma almeno so che non è un problema solo mio perché ha sputato in faccia pure l’orsacchiotto che gli avevamo dato per fare un po’ di simpatia. per non parlare di Micho al Mas Macho, che aveva cercato di accogliere la nuova arrivata con un certo numero di buoni propositi, ma quando si è avvicinato lei ha incominciato a produrre una serie di spaventosi suoni esoterici che devono avergli ucciso l’anima, visto che nonostante gli otto anni e gli otto chili in più è dovuto scappare via come un ladro rintanandosi in un angolo dal quale non credo uscirà molto presto, peraltro ricordando a tutti noi cosa significhi non possedere più i testicoli che gli erano stati dati in dotazione.
fine.
qui trovate le ambitissime scalette. nutritevene

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