Wednesday, December 20, 2006

the scum guide to 2006 top sound (updated!)


album

  1. burial – s/t (hyperdub)
  2. ellen allien and apparat – orchestra of bubbles (bpitch control)
  3. skream! – s/t (tempa) ; skreamism vol. 2 (tempa)
  4. rhythm & sound – see mi yah remixes (burial mix)
  5. snoop dogg – tha blue carpet treatment (geffen)
  6. white mice - s/t + white mice: versions (basic replay) (NEW ENTRY!)
  7. knife – silent shout (rabid)
  8. scarface presents the product - one hunid (koch)
  9. herbert – scale (k7)
  10. infadels – we are not the infadels (wall of sound)
  11. alex smoke – paradolia (soma)
  12. midlake – the trials of van occuphanter (bella union)
  13. unai – a love moderne (force tracks)
  14. girl talk – night ripper (illegal art)
  15. belle & sebastian – the life pursuit (matador)

compilation

  1. james holden – at the controls (resist)
  2. m.a.n.d.y. – at the controls (resist)
  3. vv. aa. – total 7 (kompakt)
  4. alex smoke – sci.fi.hi.fi. vol. 3 (soma)
  5. vv. aa. – back to backs (mobilee)
  6. j. dilla – donuts (stones throw)
  7. optimobbc 1 essential mix (bootleg)
  8. ame – ame mixing (sonar kollektiv)
  9. tiefschwarz – fabric 29 (fabric)
  10. vv. aa. – superlongevity 4 (perlon)
  11. youngsta & hatcha – dubstep allstars vol. 4 (tempa)
  12. herbaliser – fabriclive 26 (fabric)
  13. vv. aa. - innervision. where we at (sonar kollektiv)
  14. heidi – monza club ibiza compilation vol. 1 (get physical)
  15. matthew dear as audion – fabric 27 (fabric)

pezzi

  1. skream! – dutch flowerz
  2. burial – u hurt me
  3. rhythm & sound – lightning storm (françois k. remix)
  4. alex under – fortuito
  5. troy pierce – 25 bitches
  6. audion – mouth to mouth
  7. anja schneider & sebo k – rancho relaxo
  8. petter – some polyphony
  9. claude vonstroke – whose afraid of detroit
  10. black devil disco club – the devil in us
  11. skream – blipstream
  12. paul kalkbrenner – keule
  13. thomas schumacher – rotor
  14. donnacha costello – 6.2
  15. snoop dogg feat. ice cube - LAX

averci ancora una memoria a lungo/medio termine uno potrebbe portargli più rispetto anche a quelli che sono usciti prima di settembre, ma quando incominci a passare una percentuale significativa del tuo anno solare picchiando i polpastrelli sulla superficie di un bancone bisogna accontentarsi di ragionare un mese per volta e tutto il resto provare a andarlo a ripescare giù nel buco nero con l’ausilio di forme più o meno collaudate di archivismo.

io comunque ho provato e pensandoci un attimo bisogna dire che sul finale dell’anno sono rimasto schiacciato sotto il peso della bass culture profetizzata un venticinquino di anni fa dal messia linton kwesi johnson. il dubstep è stata una di quelle robe che mi hanno beccato a pisciare in mezzo ai binari proprio mentre stava passando il treno. che poi ti vai a riascoltare dub come save me di roots manuva o non lo so, certo tricky terminale, indietro fino a king tubby, insomma, è una roba con le radici belle profonde, però per me è stata l’epifania e sospetto che sia perché tutto quello che ha a che fare col dub in generale ti costringe in qualche modo a fare i conti con la storia della manipolazione del suono, con gli echi, i riverberi, i battiti, i ritardi, un enorme vuoto sferragliante che si raggomitola nel cervello e inizia a pulsartici dentro e te non capisci più da dove viene perché i coni delle casse te l’hanno trasferito dentro la scatola cranica e adesso sembra che spinga direttamente da lì dentro. e bisogna dire che questi ragazzi qua del dubstep sanno scome spingerti un basso nel cervello, le pareti vibrano e nonostante che la partita la stai giocando tutta su un manipolo di frequenze vicine allo zero com’è/come non è gli orizzonti si spalancano. burial più di tutti gli altri perché ha (hanno?) recapitato un disco tutto intero, organico, certo c’ha anche lui le sue punte e le sue microcadute però cazzo se quando spingi play non ti ritrovi catapultato con la faccia sull’asfalto bagnato e non hai neanche il coraggio di alzare gli occhi perché fuori è un deserto di metallo, una fantascienza buia, silenziosa, intorno solo gli echi delle armi che ricaricano e qualche ricordo in via di sbiadimento di una società dissolta da millenni. gli stessi scenari, ancora più robotici e terminali, li avrebbe riprodotti kode 9, altro nume tutelare, però il parlato monocorde di spaceape mi ha davvero turbato l’ascolto del pur ottimo memories of the future (sempre su hyperdub). a chiudere la trinità quest’anno ha preso definitivamente le redini skream, questo ragazzetto scheletrico che ha avuto il coraggio di consegnare il disco che nessuno si aspettava, con incastonata dentro quella perla di dutch flowerz, per me singolo dell’anno. e senza considerare che il top del listino secondo me lo trovi sulla corta distanza, visto che skreamizm vol. 2 è un capolavoro di bassi killer e di melodie morriconiane passate con la cartavetro e percosse a colpi di grancassa cadenzata (blipstream per credere). e quando chiami in causa certi suoni diventa difficile non aprire la parentesi mitteleuropea, visto che i canoni del dub più futuristico li fissano da sempre alla basic channel e associati. il remix del disco dell’anno scorso di rhythm & sound non poteva deludere visto che per l’occasione sono stati convocati i migliori produttori del pianeta. un breve cenno giusto al remix firmato françois k., lightning storm, una sorprendente lettura drum ‘n’ bass che a guardarlo bene appare come una specie di manuale di storia del suono digitale a radice giamaicana. un classico. e mi è mi è toccato mettere mano alla classifica a tempo scaduto per spalancare le porte a white mice, che fa il suo ingresso direttamente al sesto posto grazie alla prodigiosa e provvidenziale ristampa della basic replay di un manipolo di songoli fulminanti (originali e versionati secondo l'antica arte del re-editing di casa basic). conosco questo ragazzino giamaicano da meno di ventiquattro ore ma sono ormai convinto di buttare via tutti i miei dischi e trascorrere il resto della mia vita ad ascoltare la sua vocina stridula. e ringrazia che non l'ho scoperto prima che se no mi incasinava il podio. d'altronde boomkat qualche settimana fa parlava merdosamente chiaro: "Listen up - this record contains some of the deadliest digital reggae rhythms and crushing production styles you'll ever hear... ok?". e c'è poi da calcolare anche che deadliest è diventata la mia parola preferita di tutta la storia della lingua mondiale.

vi basti sapere che ellen allien e apparat è stata una tempesta elettrica di rara potenza e che a snoop dogg sono rispuntati finalmente i coglioni e srotola un tappeto blu con sopra struggenti canzoni d’amore (i wanna fuck you) e racconti criminal/fumettistici su certi negri che si credono di poter fottere con snoop dogg e per questo si beccano la loro razione educativa di piombo caldo (vato, feat. b-real). e senza contare il pezzo forte del disco col microfono subaffittato ad ice cube (LAX). quanto alle compilation la serie at the controls ha fatto letteralmente il vuoto intorno. inarrivabile in particolare james holden, che consegna un mix album psichico che porta impresso il suo nome forse ancora più di un disco di pezzi originali.

complimenti ad alex smoke che invece per non sbagliare ha marcato tutti e due i territori (paradolia e sci.fi.hi.fi. vol. 3), entrambi con esito notevole.

sul finire un saluto a j. dilla, talentuosissimo e sfortunato produttore che in punto di morte ha avuto la forza di riscrivere la propria parabola musicale, incisa postuma nel mix album intitolato donuts. avrebbe avuto ancora una quantità sterminata di cose da farci sentire e donuts è qui a testimoniarlo.

sul nostro blog trovate anche i singoli dell'anno secondo la wrong pitching alliance, con tanto di link per andarvi a procacciare i pezzi e fare dei gran compiloni natalizi per i vostri amici del bar.

un saluto, insieme agli auguri per un futuro raggiante a tutti i lettori di scum.

atro.C.T.X.Z.B.tion

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