Tuesday, January 23, 2007

stop that train (i gotta get away): a fat man in bardonerchia

un paio di chilometri più lontano dal livello del mare, però praticamente per me l’unica differenza tra l’inverno e l’estate è che invece dei vassoi col fritto misto mi ficcano in mano delle terrine col dentro la polenta e le salsicce al ginepro, questo sabato qui recapito veloce perchè c’è da rincasare, docciare, nutrire i felini e ripartire veloce come il vento, non per dire però con l’ultimo caffè servito ancora caldo nella tazza io son già lì che infilo tornanti e scalo in seconda e riprendo con la micra ruggente giù per le strade e chiedi pure al casellante che quando ha visto l’ora scritta sul biglietto non ci credeva, pont saint martin-torino 45 minuti da casello a casello con gli antineve montati, che alle otto abbiamo il treno speciale traboccante di cacciatori di beat in trasferta di nuovo su per le montagne migriamo alla caccia del dj set del superproduttore venuto dal grande nord che sul finire dell’anno ci aveva fatto sospirare come le ragazzine sul suo disco di intimismi dub superlevigati e certi cantati femminili potentemente erettili. sembrano tutti più che altro dei sedicenni in libera uscita ingobbiti sotto il peso dei bottiglioni di cabernet del discount e delle casse di birraccia crauta, noialtri niente, dj enzo sciabola una mezza minerale che gli era rimasta nello zaino, io c’ho un mars che ho fregato prima di venir via nel bar dove ho lavorato e quegli altri due parassiti di fabio e cristian niente, neanche una fruit joy da segare in quattro per pomparsi almeno le endorfine dello zucchero. a me a vedere delle vagonate di preadolescenti che trangugiano mi viene una sete che cederei la verginità anale in cambio di pochi centilitri di hollandia traditionally brewed stagnante sul fondo di una latta spiegazzata, ma alla fine abbiam fatto bene perchè il viaggio di merda durava una madonna e noialtri quattro poveri vecchi di merda se attaccavamo a bere ci scappava da pisciare ogni cinque minuti. fatto sta che non passa un cazzo e la mia irritazione sobrioindotta aumenta esponenzialmente a causa del fatto che dj enzo non mi vuole mai dire quanto manca. caliamo giù dal treno speciale dopo una quantità irragionevole di tempo e sfociamo finalmente a bardonerchia, cittadina montana di rara inutilità che verrà presto rasa al suolo per farci approdare una linea ferroviaria superveloce, il che è un bene perchè primo il viaggio dura meno e secondo quando arrivi almeno non ti trovi più di fronte questa cittadina che si riduce a una spaventosa salita che scoraggia subito i nostri fragili corpi martoriati da un ventennio di abusi. rimaniamo dunque a bivaccare a fondo salita infilandoci dentro tutti i bar raggiungibili senza sbattimento, cosa che deve aver provocato in alcuni baristi una sensazione di deja vu perchè a un certo punto abbiamo dovuto ricominciarli da capo. bello il luogo preposto ad accogliere il nostro dj scandinavo, una centrale montana dell’enel che per una serie di contingenze sembrava una megadiscoteca di airasca la domenica pomeriggio, essendosi popolata di una quantitativo imbarazzante di sedicenni col maglione di lana aderente sulla pelle nuda, lo scollo a v che si apre su toraci imberbi e l’elastico che scompare sotto la fibbia della cintura ricoperta di finti brillanti a testimoniare tutto il disagio e il male di vivere di una generazione che ho pregato che una turbina si ribellasse e gli scaricasse addosso una tempesta di kilowatt per porre fine allo scempio. l’unico che sembra sguazzare piacevolmente in questo scenario di serpeggiante immoralità è il solito dj enzo, che è anche riuscito a farsi più volte palpare il pacco da una ragazzina in evidente overdose di vodka e redbull, suscitando peraltro un certo quantitativo di invidia da parte dei suoi compagni di viaggio visto che la serata non ha offerto molto altro, dal momento che il geniale produttore che risponde al nome di trentmoller si è rivelato essere nient’altro che un pessimo dj in evidentissimo sovrappeso che pensava di regalarci una serata indimenticabile inserendo in scaletta una seven nation army a inizio set con la quale ha mandato in visibilio una folla di preadolescenti ma ha anche pesantemente calamitato i nostri coglioni al pavimento. una mossa di raro infantilismo che non fa che aumentare esponenzialmente il mio già viscerale disprezzo per la sua stirpe di mangiamerluzzi, che prima biscottano le partite agli europei per eliminarci a tradimento e dopo vengono qua a saltare sul carro dei vincitori sperando di ricevere dei boati e delle pacche sulle spalle per la geniale intuizione. ma a te trentmǿller chi cazzo ti conosce? cosa cazzo vuoi? forse è il caso che invece di pensare al futbol pensi a dimagrire, una vita passata a ciucciare aringhe affumicate e hai assorbito tutto il colesterolo e niente fosforo.

e così il dj set che avevamo sognato per settimane finisce il realtà dopo cinque cazzo di minuti, scorriamo via veloce mentre la gente si accalca all’ingresso dove lamentiamo una preoccupante mancanza di brutalità della polizia nei confronti di questi subumani che spintonano per entrare. noi proviamo a bere via la delusione ma finiamo presto con altri nostri coetanei sulle panche della stazione a dormire in attesa che arrivi il treno che ci deve portare a casa, però intanto la soddisfazione è che arrivato alla stazione me ne sono zompettato via col giornale fresco di rotativa sotto il braccio dribblando una selva di ragazzini vomitanti che devono ancora mangiarne di merda prima di poter competere con noialtri della vecchia scuola, che manteniamo il decoro nonostante i dj presuntuosi che ci sfanculano le serate e le grappe scadenti che ci bruciano nello stomaco, e che sappiamo mantenere la testa alta di fronte alle avversità della vita, come arrivare a casa alle sette del mattino in evidente stato di ebbrezza e trovare il pavimento cosparso di cocci di vetro con le piastrelle che frizzano perchè zazie brancolando nel buio della notte dev’essersi imbattuta nella mia bottiglia dell’idrolitina, e io ci cammino sopra nella speranza che il rumore dei vetri che si frantumano sotto gli anfibi possa coprire il suono delle bestemmie che mi rimbombano nell’anima.

si ringrazia dj enzo per il post con il quale ha squarciato la mia amnesia alcolica e vale waffankhulig per aver richiesto un post che non avevo voglia di scrivere.

atroC.T.X.Z.B.tion

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