Thursday, February 22, 2007

in it for free drinking: rise to power

io e dj enzo ci hanno chiamati per scrivere sul giornalino. pronti. loro ti mandano le email con quello che te devi scrivere, te lo scrivi e dopo glielo recapiti per tempo e sono tutti contenti. loro si ritrovano col giornalino ripieno del succo delle nostre ambitissime penne, noialtri andiamo in giro il sabato sera senza pagare e in più ci hanno anche fatto un articolo sul giornalino in cui hanno messo questa foto di noi quattro con lo sguardo liquido con sotto una didascalia che dice non chiamateli perché vi saccheggiano il bar e metton su della musica di merda. dj enzo ha anche avuto da recriminare perché dentro l’articolo non hanno scritto niente dei suoi progetti. io gli faccio, ma scusa, a me mi sembra che te non c’hai nessun progetto se non quello di andare in giro la sera a bere come un cretino e dar fastidio alle ragazze. allora per consolarlo abbiam fatto sfrecciare i polpastrelli sul gamepad e così ho fatto anche in tempo a fargli il culo a strisce a proevolutionsoccer finchè lo storione in umido non finiva di cuocere. al pueblo siamo di nuovo in formazione d’emergenza perché quel bastardo assenteista di danilo doveva andare al carnevale di ivrea a tirare delle arance con l’anima in ghisa brevettate per l'occasione. tocca tra l’altro spingere sull’acceleratore perché all’una dobbiamo schizzare via, io personalmente che avevo sprecato tutto il pomeriggio diffondendo bassi per il quartiere cercando di spalancare nuovi orizzonti delle percezione sonora mi sono poi limitato la sera a cercare di condensare l’intera discografia di king tubby dentro un set di 45 minuti, senza peraltro dimenticare di strizzare l’occhio alle nuove mutazioni del dubbismo più esasperato e impregnando la stanza di riverberi umidissimi in un’orgia di dolorose basse frequenze, perché anche se è sabato sera e tu hai solo voglia di divertirti e sbevazzare allegramente a me mi preme sempre ricordarti che il mondo non è nient’altro che un catino rovente traboccante di angoscia, miseria, morte e disperazione. salutiamo il povero fabietto che stasera pare proprio che gli tocca fare le veci dei nostri culi inaffidabili dietro la consolle per il resto della serata. arriviamo nel locale dove quelli del giornalino ci hanno dato l’accredito per entrare gratis, però è con somma indignazione che scopriamo che ci tocca fare la fila insieme a tutti quegli altri sacchi di merda che invece devono sganciare per entrare. a un certo punto bisogna anche dargli atto a dj enzo che ha provato ad avvicinarsi al buttafuori per chiedergli se c’era una corsia preferenziale per due pezzi grossi del giornalismo sabaudo come noialtri, solo che quest’uomo con degli enormi bicipiti conserti sul petto si è limitato a rispondergli con uno sguardo talmente carico di indifferenza mista a disprezzo mista a un’atavica predisposizione per mettere le mani addosso alla gente che abbiamo ritenuto di abbassare le orecchie per tornare in fila con gli altri ragazzini. però intanto quando siamo poi entrati ci hanno stampato sul dorso della mano destra questo timbro bluastro apposito per i giornalisti di livello che abbiamo scoperto che ti dava diritto ad andare al bancone e sussurrare nell’orecchio del barista i tuoi desideri più inconfessabili e lui era tenuto a soddisfarli senza che te dovessi dargli del denaro in cambio. tutti gli altri stronzi che si facevano timbrare il tesserino e prima di uscire gli toccava passare a farsi fare il conto, e noialtri invece con la sola esibizione della mano ordinavamo alla bottiglia di rovesciarsi dentro il bicchiere. il giorno dopo gli ho fatto vedere il timbrino a mia mamma, essendo questo il più grande successo riscosso nella mia vita da adulto.

dj enzo considerava come si sarebbe sentito realizzato come persona potendo estendere per l'eternità il potere del timbro, in particolare coniugandolo a un altro timbro sul dorso della mano sinistra esibendo il quale tutte le donne sarebbero state tenute a concederglisi. comunque devo dire che ci siamo comportati da professionisti, evitando di abusare del privilegio ottenuto e limitandoci a sorseggiare solamente le bevande strettamente necessarie ad asciugare l'arsura di una notte di metà febbraio. ai piatti c'è questo celebre dj che sul giornalino dj enzo per non saper né leggere né scrivere aveva magnificato come un maestro di tecnica, una leggenda vivente, un profeta dell'arte del mixaggio, e che a una più attenta analisi si è rivelato essere piuttosto un povero cazzaro senza talento venuto a rubare il lavoro ai dj locali ridotti per colpa sua a passare i sabati notte al bancone invece che alla consolle. usciamo indignati, non prima di aver ordinato un altro paio di bottiglie di birra da infilarci nelle tasche interne dei cappotti per poi ritapparle dentro il frigo di casa.

atroC.T.X.Z.B.tion


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